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Rifugiati: cercasi Cooperazione internazionale

Picchiati e buttati in mare. E' la tragedia di questa mattina, dove sulle nostre coste almeno 13 migranti sono morti annegati, nel ragusano, mentre cercavano di scappare da un barcone che si è spiaggiato a Scicli. Secondo le prime ricostruzioni, gli immigrati sono stati presi a colpi di cinghia dagli scafisti e costretti a lanciarsi in mare da un'imbarcazione dove erano stipati in 200. Quasi tutti sono riusciti a mettersi in salvo. Erano per la maggior parte eritrei e profughi in cerca di salvezza.
Ferisce e rimane però impressa l'ennesima immagine di quei corpi distesi uno vicino all'altro, coperti con un telo bianco come per nascondere la malvagità della tragedia. Persone con le scarpe ai piedi ancora allacciate, con le quali chissà quanta strada hanno fatto e quant'altra sognavano e desideravano di farne. Per scappare, fuggire e poi ritrovare la dignità per vivere in questo mondo, ovunque, però lontano da casa, da quell'inferno, di povertà, miseria e guerra. E invece si trovano là: inermi, sottomessi al loro feroce destino e alla nostra impotenza di fronte a quella che sta diventando un tragedia umana che non trova pionieri in grado di affrontarla con lucidità e realismo.
Per rispondere almeno in parte a questo dramma umano, non si può fare altro che continuare a incentivare il circuito dell'accoglienza, rafforzare la cooperazione internazionale e lavorare affinché in quei paesi devastati dalle guerre e dalla povertà, ci si possa rialzare senza barattare la propria vita con la sopravvivenza.
Dovrebbe essere questa la via maestra da seguire, perché l'emergenza dei rifugiati è ormai una questione globale che merita l'interesse di tutti i paesi del mondo: ci troviamo difronte a numeri da record. I dati del rapporto annuale Global trends parlano chiaro: solo l’anno scorso nel mondo ci sono stati più di 45,2 milioni di rifugiati.
Secondo l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, si tratta della cifra più alta registrata dal 1994. Nel 2011 erano 42,5 milioni.
Le cause di questa fuga di masse umane rimangono le guerre.
Il 55 per cento dei profughi proviene da cinque paesi: Afghanistan, Somalia, Iraq, Siria e Sudan. A questi, si aggiungano nuovi importanti flussi in uscita da Mali, Repubblica Democratica del Congo, Sudan ed Etiopia. Occhi puntati, quindi, sulla 64esima sessione del Comitato esecutivo dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, apertasi oggi a Ginevra e dedicata all’emergenza siriana.
Definita come “la più grande tragedia del secolo”, la crisi in Siria ha provocato oltre 6 milioni di sfollati, 2 milioni di rifugiati, 4 milioni di sfollati interni e 110.000 morti.
Come stanno affrontando questa situazione i Paesi europei?
Una buona panoramica, non proprio confortante, la trovate qui
Ma alla crisi Siriana – come ricorda la tragedia di questa mattina – si aggiungono le guerre di molti altri paesi dell'Africa, che pullulano di focolai di vecchie guerre civili e povertà ormai dimenticate. Crisi diverse, certo, ma tutte accumunate da una disperata ricerca: quella di una vera Cooperazione internazionale.

  • diego5x |

    L’Unica soluzione è bloccare totalmente l’immigrazione clandestina. Aiutiamoli semai a darsi da fare a casa loro , dove ci sono immensi spazi e risorse naturali.

  • massimo buccarello |

    e come stiamo noi che li vediamo sbarcare, perchè tanto odio , tanto risentimento? sento offese a donne incinte e bambini. Ad atti di eroismo e sentimento di pietas, vedo contrapporsi una reazione razzista che mi fa paura. si mischiano paura della crisi e povertà “occidentali” a miseria vera di chi fugge da guerre lontane. i migranti sono uno specchio di fronte al quale abbiamo la possibilità di conoscerci meglio: accettarci o riufiutarci

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