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Quei bambini che chiamate “stranieri”, sono italiani

Costa Volpino (Cósta Ulpì in dialetto camuno), è il nome di un Comune in provincia di Bergamo. Il nome deriverebbe da “castra Wulpinii”, che indicava un'antica zona fortificata.  
Ne sono passati di secoli e di genti a oltrepassare la fortezza, ma oggi in questo piccolo Comune nel bergamasco con poco più di 9mila abitanti, dove un migliaio sono di origine stranierapare si voglia tornare alle origini. Arroccarsi. Nella fortezza. Nella paura. E nel pregiudizio.  
Il caso lo abbiamo letto ampiamente sui giornali:

All'apertura di questo anno scolastico e al primo anno di elementari, sette bambini italiani sono stati spostati dai genitori dalla loro scuola di paese ad un'altra, perché la loro futura classe sarebbe stata composta da troppi bambini di origine straniera. Quattordici per l'esattezza, tra marocchini, rumeni e albanesi. 

Ma questa classe, in realtà, non è altro che lo specchio della composizione demografica dei nostri piccoli paesini, arroccati nelle montagne piuttosto che in territori lontani dai grandi centri urbani.  
Paesini che si sarebbero estinti per l'invecchiamento della loro popolazione se non fosse che il subentro della componente straniera – attirata dal costo della vita più basso rispetto ai grandi centri – li abbia ringiovaniti dandogli un po' di ossigeno.
A questo poi, si aggiunge una constatazione non nuova: la natalità tra gli stranieri è maggiore di quella degli italiani. E ciò spiega perché in questa – che era per altro l'unica classe di prima elementare nel piccolo paesino del bergamasco – ci fossero tra i ventuno alunni ben quattordici dalle “origini straniere”.  
Vorrei sottolineare dalle “origini straniere”, perché forse è l'unica categoria che possa soddisfare – almeno parzialmente – la descrizione di questi bambini, che in realtà sono privati della loro cittadinanza vera, che è quella italiana, visto che non ci si è ancora decisi a cambiare la legge.  
Non si tratta, infatti, di stranieri o immigrati, ma di bambini nati e cresciuti in Italia da genitori stranieri.  
E quindi di conseguenza hanno l'etichetta “origine straniera” trasmessa dai genitori con magari la lingua e la cultura piuttosto che i tratti somatici. Caratteristiche che non possono ne devono essere una discriminante ma bensì una ricchezza.  
Ma visto che non ci ha ancora pensato la legge a riconoscere un loro diritto di essere italiani, non sorprende che questi bambini non divengano alla mercé di tutti, per essere discriminati volontariamente o involontariamente. Perché non è la prima volta che accade.  
Non ci dobbiamo sorprendere o scandalizzare, quindi, se dei genitori si sentano in diritto e in dovere di proteggere “i loro bambini” da questi “stranieri” che secondo loro potrebbero rallentare la didattica, in quanto hanno il virus di “origini straniere”.  

Vagli a spiegare ai genitori che i loro bambini italiani e gli “altri” privati della loro cittadinanza, hanno appena 6 anni e stanno appena varcando la porta della scuola.
Quell'istituzione dove si impara e si cresce da italiani. Dove si fanno i primi passi verso la conoscenza, in tutti i sensi, che sia della lingua o della storia piuttosto che della geografia. Lì, dove si forma anche l'identità e la società italiana del futuro, che vale anche per i loro bambini.  
Perché italiani si nasce ma si diventa anche.  
Vagli a spiegare che il bambino con quelle "origini straniere” seduto al banco di scuola vicino al loro, non è un extraterrestre. Che non toglierà nulla, semmai aggiungerà conoscenza alla loro.  
In una frase: senza forzature ogni bimbo crescerà incontrando e acquisendo altri bagagli culturali. Questo non sarebbe un limite ma una ricchezza, per tutti.  
Forse il piccolo “italiano” risparmierà del tempo nello studio quando sarà più grande, perché avrà comunque – anche se in piccolo – una visione del mondo più che di sola Costa Volpino. Magari imparerà, giocando con il suo compagno marocchino, l'arabo. E chissà quante altre cose.  
Ma se non lo ha ancora interiorizzato e accettato chi di dovere, mettendo la questione “legge sulla cittadinanza” tra le priorità – come possiamo pretendere che lo impari il genitore di Costa Volpino, laggiù nel bergamasco con 9mila anime e  una prima elementare appena estinta perché presentava quattordici bambini di “origini straniera” e soli sette bambini “italiani doc”?

  • diego5x |

    la verità è che NON SONO ITALIANI. Vengono cresciuti da genitori stranieri e sono a tutti gli effetti del paese di origine dei genitori. LA cittadinanza va meritata. Ci vuole reciprocità. In quei paesi un cittadino italiano avrebbe pieni diritti di vivere esattamente come si vive in italia , di fare figli pienamente riconosciuti come cittadini locali e di diffondere la propria cultura e fede????

  • c.berra |

    i bambini nati e cresciuti in Italia da genitori stranieri sono educati da genitori stranieri, e quindi non possono essere italiani. Se al raggiungimento della maggiore età per loro scelta (e non per imposizione) vogliono acquisire la cittadinanza italiana, nessuni glielo impedisce.

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