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Gli arabi delusi, guardano alla Cina

"Dopo le elezioni americane, prestate attenzione all’evolversi dell situazione politica in Cina". Non è solo il titolo di un editoriale, che appare su uno dei maggiori quotidiani arabi "Asharq al Awsat". E' qualcosa di più: un monito, una via e direzione per i paesi arabi su come gli equilibri di potere stanno cambiando e su dove davvero puntare gli occhi e l'attenzione. E come dargli torto se pensiamo a come questo paese è ormai penetrato in maniera capillare nell l'economia dei paesi arabi e non solo?

 Dalla base: i suk, nonostante la loro etnicità sono ormai più cinesi che arabi; in Marocco c'è un'agguerrita battaglia nell'artigianato di alcuni settori perchè la Cina è entrata anche nella produzione. Il mercante del grande bazar di Istanbul è oggi più interessato a sapere le sorti dei mercati cinesi piuttosto che quelli americani. Lui le cianfrusaglie da mettere nella sua bancarella se le deve far arrivare dalla Cina. Lui sa che se non si interviene in Siria è perchè sono la Cina e la Russia a mettere il veto, mentre l'Europa, gli Stati Uniti e la Lega araba stessa fanno da spettatori.

Dai mercati alla grande politica e alla grande economia: la prima visita ufficiale all'estero il fratello musulmano Morsi l'ha fatta a Pechino. Significativa è la firma dell'accordo strategico-commerciale, avvenuta lo scorso 21 settembre, tra Il Cairo e Pechino riguardante lo sviluppo di un’area industriale di sei km² nei dintorni del Canale di Suez, porta commerciale tra Asia, Africa ed Europa. Il progetto – che fa seguito ai circa 200 programmi che in passato hanno permesso l’impiego di migliaia di lavoratori nelle centinaia di aziende cinesi presenti sul territorio – sarà realizzato dalla Teda (Tianjin Economic and Technological Development Area) nell’arco dei prossimi 10 anni per un costo totale di circa un miliardo di euro – contribuendo alla ripresa economica egiziana. Con un interscambio commerciale decuplicatosi negli ultimi 10 anni, e che si attesta ora ad 8,8 miliardi di euro, la Cina è il secondo partner commerciale dell’Egitto.

E allora, i prossimi quattro anni di Obama alla presidenza alla Casa Bianca? Non ci si aspetta granchè. "Sono ancora convinto che il presidente Obama ha commesso alcuni errori nella nostra regione durante il suo primo mandato. Per quanto riguarda l'Iran, Obama ha ignorato la Rivoluzione Verde, ha contribuito a porre l'Iraq sotto l'influenza iraniana, e esagerato con la diplomazia morbida con Teheran, quando è arrivato il dossier nucleare iraniano. Nel mondo arabo, Obama ha fatto degli errori nei suoi rapporti con i paesi della primavera araba, in particolar modo rafforzando l'influenza dell'Islam politico. Infine, ha trascurato la rivoluzione siriana e, naturalmente, non è riuscito a realizzare qualcosa di nota per quanto riguarda la causa palestinese." Una lucida sintesi punto per punto del fallimento della politica estera in Medio Oriente fatta da una delle più influenti penne del quotidiano arabo Asharq al Awsat Tariq Alhomayed. Parole che rispecchiamo una grande maggioranza di quest'area. E c'è chi rincara la dose, come il giornalista palestinese Ibrahim asheikh su uno dei portali più seguiti nel mondo arabo Elaph.com: "La politica di Obama in questo secondo mandato non sarà altro che il seguito. Quindi un nulla di fatto. Gli arabi devono imparare il gioco politico, per poter incidere sulla politica internazionale, e non rimanese come il giocattolo in mano agli altri Stati".

La sensazione dunque è che si è perso un pò quel sogno americano dopo il discorso del Cairo, pur se oggi Obama ha di fronte a se quattro anni di governo senza avere la pressione di un'altra campagna elettorale. In teoria ha le mani libere per agire . E' più potente, può osare come in questi 4 anni non ha fatto. E – come sottolinea Asharq al Awsat – sono importanti le prime dichiarazioni internazionali sulla vittoria di Obama e la politica in Medio Oriente. Una su tutte è la dichiarazione rilasciata dal primo ministro britannico David Cameron, che si congratula con Obama: “Qui in Giordania sento storie agghiaccianti su ciò che sta accadendo in Siria; quindi, una delle prime cose di cui voglio parlare con Obama è di come possiamo fare di più per risolvere questa crisi”. Come dire, ora tocca a te ricominciare. Ma tra i bazar di Istanbul e Casablanca si guarda ormai più a Est. All’evolversi della realtà cinese.