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Bonino: con gli immigrati la legalità conviene

Emma Bonino è da sempre attenta alle dinamiche profonde della nostra società. Ed è per questo da sempre attenta al tema dell'immigrazione. Anche nei risvolti economici che questa comporta. Risvolti fondamentali. Come dimostra l'ultimo provvedimento che riguarda l'emersione dei lavoratori in nero. Un decreto firmato dal ministro Riccardi che sta facendo molto discutere.

C'è chi si è affrettato a definire il nuovo decreto legislativo sull'immigrazione come una nuova sanatoria, ma a spulciare bene il decreto, per i paletti che presenta, non lo e'. Non pensa?

Chiamarlo sanatoria è ,in effetti, giuridicamente improprio. E manda un messaggio non corretto. Si tratta, invece, più che altro di un’ emersione dal nero, caso per caso. Tanto è vero che ci devono essere nome e cognome del datore e del prestatore di lavoro. È dunque un’ emersione all’incirca individuale. Se poi i suoi numeri potranno essere molto grandi, questo è dovuto alla enorme illegalità precedente.

Non c'e' il rischio che sia ancora una volta un provvedimento che non centra il suo obiettivo di fondo, che è quello di riportare legalità e diritti in questo ambito?

La mia preoccupazione è che i datori di lavoro italiani non colgano questa opportunità. In Italia legalità e stato di diritto sono flebili e ridotti ai minimi termini. Il problema è far sì che il paese rientri nelle norme della legalità. Non si deve perdere questa ennesima occasione. Io avrei voluto molto di più. Ma questa è una delle nostre 11 proposte che abbiamo presentato in tema di immigrazione.

Crede che sia comunque troppo poco per uscire da questa illegalità?

Dipende. La mia preoccupazione, ripeto, è che gli italiani non colgano questa occasione. Il mio appello è a loro: usate questa direttiva, perchè la legalità conviene. Nell'immediato so che magari molti penseranno che 1000 euro, più gli arretrati, sono troppi e quindi chi è abituato al nero sarà tentato di proseguire, ma deve capire che è un comportamento illegale. Si metta in regola. Non rischi di essere denunciato. E così il provvedimento potrà dare il meglio di sé evitando un conflitto tra datore e lavoratore.

Perché è cosi difficile toccare il tema immigrazione in Italia?

Perchè intanto arriviamo da anni in cui la cultura vera era quella dell’addossare colpe agli immigrati, innanzitutto a quelli musulmani e poi a scalare a quelli rumeni e via così. Una reazione non solo italiana, ma tipica di tutti i popoli, specialmente nei momenti critici dove è facile trovare il capro espiatorio. Quando ovviamente tutti i dati economici dicono l'inverso. Lo sanno tutti e molto bene che se mancano gli immigrati si fermano i mercati generali di Milano.

L'economia europea non può fare a meno dell'immigrazione.

Il futuro dell'Italia e dell'Europa non può esserci che con il contributo degli immigrati, per fattori demografici ma non solo. Tuttavia il dibattito interno rimane sempre quello secondo cui noi, di immigrati, ne abbiamo abbastanza. Invece il rapporto Gonzales, tenendo conto del declino demografico, per i 27 paesi, parlava di una necessità da qui al 2050 di 50 milioni di immigrati. Abbiamo bisogno di loro. E non c'è bisogno di fare nemmeno grandi studi, perchè la prima famiglia che trovi per strada, ha una badante in casa.

Il rischio è che dopo questo provvedimento, abbiamo detto, resti molta illegalità.Ma questa non è una miopia politica?

Totalmente. E lo è da anni. Si preferisce il nero, l'illegalità. Si dice proibizione, ma in realtà si tollera il nero. Come si tollera sulla droga. Perchè in fondo la linea politica del proibire è anche quella più facile da vendere, ma si sa che non funziona mai, perchè tu proibisci l'aborto ma poi ce l'hai clandestino, la marijuana e poi ce l'hai clandestina. Perchè certi fenomeni sociali, in una cultura liberale, vanno legalizzati e regolati in un quadro di diritti e doveri. Ma e' chiaro che politicamente richiede più sforzi. L'applicazione del proibizionismo è dunque la tolleranza del nero: questa è la verità. E sugli immigrati è successa la stessa cosa.

‘Diritti e doveri’ può essere un'indicazione che vale più in generale per il fenomeno migratorio. Un modello, anche se poi modelli di successo su questo fenomeno non ce ne sono in giro per il mondo.

E' il disegno complessivo che esce dalle nostre 11 proposte, ma mi sembra che se gli italiani cogliessero il beneficio di questa iniziativa, sarebbe già una buona cosa. Serve però una campagna della stampa, perchè la finestra per applicare le nuove norme e normalizzare chi non è in regola, va dal 15 settembre al 15 ottobre: il tempo per diffonderla è decisamente poco. Abbiamo bisogno di una campagna di pressione sociale e politica, che sia anche un momento di formazione degli italiani, per spiegare che far emergere questi lavoratori conviene sia individualmente che al paese intero. Altrimenti, non abbatteremo il trend di irregolarità all’italiana.

Invece sarebbe utile, anche per permettere finalmente una maggiore integrazione. Per passare dalle parole ai fatti.

Infatti, come integri un irregolare? Se non lo fai, rimarrà senza diritti e doveri. Sottoposto a qualunque ricatto.

A proposito di ricatti, lei cosa pensa della possibilità per l'immigrato di denunciare?

Il vero passo lo devono fare gli italiani, l'immigrato irregolare è in una condizione di fragilità. E poi la denuncia dell'immigrato implica una tensione nei rapporti sociali. Tanto più che la direttiva italiana esclude che sia possibile farsi rappresentare da sindacati, come invece prevedeva la legge europea 52 . La normativa italiana è più restrittiva. In ogni caso, penso che un qualsiasi immigrato sarebbe troppo debole per denunciare da solo, di sua volontà: come potrebbe continuare a lavorare con chi ha denunciato? Perciò faccio il mio appello agli italiani: legalizzate, vi conviene.

Resta però il problema che, soprattutto in questo momento di crisi, sono in molti a credere che 1000 euro all'Inps, più i contributi di sei mesi, siano una tassa eccessiva da pagare.

Infatti io credo che si possa pensare ad una rateizzazione. Spero che i decreti interministeriali che devono ancora uscire, abbiamo due correzioni: anzitutto, la rateizzazione (soprattutto per gli imprenditori che hanno più di un dipendente immigrato) e, in secondo luogo, mi auguro che venga prorogato il termine per la denuncia, poiché, vista la mancanza di informazioni, pochi saranno pronti per mettersi in regola entro il 15 settembre

E per quelli che saranno tagliati fuori da questa regolarizzazione?

Intanto facciamo questo, prima di correre il rischio che venga annullato. La politica dell'immigrazione non ha alcuna soluzione miracolistica. Ci sono tanti aspetti che attendono risposte: una legge organica sul diritto d'asilo; il nodo della cittadinanza; e poi ancora gli immigrati che arrivano e non hanno lavoro. Poi dobbiamo assolutamente togliere il reato di clandestinità, se una persona non ha i documenti deve essere conaiderato un irregolare, ma non clandest
ino. Questi signori che sono irregolari li abbiamo fatti diventare dei criminali perchè ci siamo inventati il reato di clandestinità.

Oggi c'è già un clima diverso, nell'approccio al tema. Credo sia utile tentare di fare informazione anche agli stessi cittadini sulla buona immigrazione.

Serve tempo. Il governo ha fatto questo passo, la politica dovrà farne molti altri, ma anche i cittadini dovranno fare la loro parte. In una società ognuno deve dare il proprio contributo: in Italia ci aspettiamo la partecipazione di media, Confindustria, sindacati e cittadini. E' una bella sfida, ma è ora di cominciare.