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Bene ministro Cancellieri, ma sulle espulsioni il lavoro è tutto da fare

Oggi, il ministro Cancellieri ha risposto attraverso un interrogazione parlamentare sul caso dei due immigrati magrebini, imbavagliati con nastro adesivo da pacchi in un volo di linea per il rimpatrio a casa. Noi lo abbiamo reputato innanzitutto come una “violazione della dignità della persona” a cui fa coro anche il ministro, nell'informativa alla camera e di questo non possiamo che felicitarci!

Poi la Cancellieri spiega che ciò è avvenuto:

 

"per prevenire il tentativo di il sputare sangue fuoriscito dalle labbra che avevano cominciato a mordersi, pratica autolesionistica cui spesso fanno ricorso gli stranieri per ostacolare l'operazione di espulsione, gli agenti ritenevano di utilizzare delle mascherine sanitarie"

 

E spiega ancora come l'uso di mascherine:

 

"non contravvenga alle disposizioni anche europee cui si rifanno le direttive nazionali nell'uso di mezzi di contenimento nel corso di provvedimenti di respingimento". La normativa infatti, "ammette misure coercitive a condizione che siano giustificate dal rifiuto dell'allontanamento e siano proporzionate e non eccedano un uso ragionevole della forza, non ledano la dignità o l'integrita fisica del rimpatriando e non compromettano la facoltà di respirare normalmente".

 

Bene, ma va chiarito che il problema non è il comportamento della polizia. Il problema è che non è così che si risolvono i problemi delle espulsioni. Perché se da una parte le mascherine vengono ammesse cosi come le misure coercitive in caso di allontanamento, quello che non è ammesso, e lo dice lo stesso testo, è che venga lesa la dignità della persona. E far viaggiare in un aereo pieno di comuni passeggeri due immigrati in quelle condizioni è una lesione della dignità della persona. Per questo, serve affrontare il problema dalla radice, discutendo di quello che effettivamente serve fare per governare questo fenomeno. E cioè, espulsioni organizzate e assistite con la collaborazione dei paesi di origine, con cui stabilire accordi, per un rimpatrio efficace e umano nello stesso tempo. Un'operazione che salvaguardi l'incoluminità della persona emigrante. Sono queste le domande che attendono risposte con proposte e programmi mirati e che purtroppo ancora non arrivano.