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La vera Primavera Araba è anche il riconoscimento delle donne

Sarà una vera Primavera araba, e una vera rivoluzione, il giorno in cui vedremo, nella nostra quotidianità, il cambiamento di quella mentalità, ahimè ancora retrograda e misogina, che accomuna chi più e chi meno, la società arabo-islamica contemporanea. Ce lo ha ricordato in questi giorni una ragazzina-donna di sedici anni, di nome Amina al-Filali.

 

Amina è una ragazza di Larache, una cittadina del nord del Marocco che conta più di 120mila abitanti. Ha appena 16 anni, ma già troppi per vedersi uccidere più volte e ad occhi aperti. E' stata violentata e messa nelle braccia del suo aggressore, perché costretta dalla famiglia a sposare l’uomo che le aveva fatto violenza. Lo giustifica l’articolo 475 del codice penale marocchino che punisce lo stupro con una pena da 5 a 10 anni di carcere (che possono diventare 20 se la vittima è minore), a meno che lo stupratore non sposi la donna di cui ha abusato, per salvaguardare l’onore della famiglia, vera vittima della violenza carnale a quanto pare. E’ quello che è accaduto ad Amina. Dopo l’aggressione, il padre ha “concordato” il matrimonio della figlia con lo stupratore, così il suo onore era salvo, mentre il criminale, per legge, si vedeva risparmiato il carcere. E Amina? Non esiste. Si è dunque tolta la vita con il veleno per topi, alzando quell'elegante tappeto sotto al quale la polvere delle tradizioni misogene non può più essere nascosta.

Questo fatto, accaduto in uno dei paesi che vanta di avere uno dei codici di famiglia più all'avanguardia, come ben spiega Deborah Scolart nel suo approfondimento su maroccoggi.it , ci permette di riflettere su quanto la strada sia in realtà molto lunga e di quanto bisogna ancora lavorare sulle società islamiche, per permettere alla sua metà, fatta di donne, di alzare la testa e incamminarsi verso quell'emancipazione, che è più umana che femminile.

Merita attenzione e spazio l'analisi storica di Deborah Scolart: “ll diritto musulmano ha retto la comunità musulmana per secoli; tuttavia a partire dal XIX secolo, in concomitanza da un lato con l’espansione coloniale europea e dall’altro con la progressiva decadenza dell’Impero Ottomano, esso ha subito una lenta riduzione della sua sfera di influenza a vantaggio di modelli giuridici esterni, importati o per scelta in virtù della loro maggiore presunta modernità, o per imposizione da parte delle potenze occupanti. Tale destino ha riguardato innanzitutto il diritto penale sciaraitico, sostituito quasi ovunque da codici e leggi europee (e del quale si assiste oggi ad un recupero in alcune parti del mondo islamico); e il diritto civile e commerciale, che è però riuscito a sopravvivere seppur integrato in leggi che fanno ampio ricorso a regole e principi di altre esperienze giuridiche. Lo statuto personale, al contrario, è rimasto fuori dai meccanismi dall’influenza del diritto europeo, per una ragione piuttosto semplice. Innanzitutto, lo statuto personale (o, meglio: il diritto di famiglia) rappresenta in tutte le culture il cuore della legislazione, perché esso disegna il modello di società nel quale la comunità statale si riconosce. Ciò spiega perché le riforme in questo settore siano sempre piuttosto difficili e foriere di scontri anche accesi tra le diverse componenti della società (e per fare un esempio basta guardare all’esperienza italiana e alle grandi difficoltà nel delineare una disciplina giuridica per le coppie di fatto e le coppie omosessuali in un ambiente nel quale i cd valori cattolici e la visione tradizionale della famiglia svolgono ancora oggi un ruolo dominante)”. Dunque il problema rimane sempre quello. Quale società vogliamo? Fino ad oggi, si continua a investire in una società al maschile, che lascia le donne fuori dai giochi. E come possiamo pensare quindi di poter progredire?

La posizione delle donne all'interno della societa arabo-islamica è e rimane il nervo scoperto, un diritto fondamentale che fatica a concretizzarsi. E questo ci fa riflettere sul perchè la primavera araba per molti non è altro che un lungo inverno. Una primavera arrivata all'improvviso, senza percorrere quelle stagioni che le permettano di fiorire non può che tramutarsi in caos. Ebbene, nella società arabo-islamica, sarà difficile vedere fiorire la primavera fin quando non s'investirà davvero su un modello di società che sia diversa da quella attuale. Che non tratti le donne da minori, perchè non lo sono. E' dalle donne che può prendere il volo il disegno di una società di diritti e doveri, con al centro il principio della giustizia.

“La rivoluzione – riportando il commento del giornalista marocchino Zouhir Louassini su Alif Post – non è fatta dagli slogan gridati per le strade. Non è la caduta di un regime. La rivoluzione è il cambiamento delle mentalità”.