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Turchia: il 1453 diventa un kolossal, dietro al quale si cela un’altra conquista

 

Quando salì al trono nel 1452, il sultano Mehmet ancora ventenne sapeva di dover fare qualcosa di spettacolare per tenere a bada i potenziali rivali e rafforzare il suo potere. E cosa c’era di più spettacolare se non la conquista della grande Costantinopoli? L'assedio di Costantinopoli durò 54 giorni, la città era praticamente inespugnabile. Nel libro di Tamim Ansary, “Un destino parallelo”, questo evento storico, viene raccontato nel capitolo intitolato “la Rinascita”. La storia insegna, che poi ci sarà la “Crisi della Modernità” e una decadenza che travolgerà quell'immenso Impero accumunato dalla parola “Islam“.

Secoli dopo quell’evento l’idea dell'impero ottomano è tramontata da tempo, ma la Turchia moderna di Erdogan sta disegnando una rinascita islamica che in parte sembra volersi avvalere anche di quel mito. Una “rinascita islamica nella modernità”, forse potrebbe essere questo il titolo nel raccontare il momento storico che il paese sta vivendo ed esportando come modello sociale e politico al resto del mondo arabo. Islamizzare la modernità piuttosto che modernizzare l'islam.

E in questi giorni a fotografare il processo in atto è l'uscita del più grande colossal del cinema turco: il film ''Fetih 1453'' (Conquista 1453) che esalta la presa di Costantinopoli, l'attuale Istanbul, da parte degli ottomani. Nella storia – riprendendo Ansary – “Costantinopoli in realtà non rappresentava più un obiettivo militare così importante. Costantinopoli era più che altro una conquista psicologica: la città aveva un immenso valore simbolico sia in Oriente che in Occidente”.

In occidente un filo rosso collegava Costantinopoli alla Roma di Augusto e Giulio Cesare. Per i cristiani questa era ancora la capitale dell'impero romano, da dove Costantino aveva diffuso il cristianesimo. Per quanto riguarda i musulmani, il Profeta stesso una volta aveva detto che la vittoria finale dell'Islam sarebbe stata a portata di mano qualora i musulmani avessero preso Costantinopoli. Nel III secolo dell'islam il filosofo al-Kindi aveva predetto che quei musulmani che avessero preso Costantinopoli avrebbero rinnovato l'Islam e avrebbero dominato il mondo intero. Molti studiosi dicevano che colui che avesse conquistato Costantinopoli, sarebbe stato il Mahdi, l'atteso. La figura mistica che molti musulmani pensavano si sarebbe palesata nel momento in cui la storia fosse finita. “Mehmet – dice Ansary dunque aveva i suoi motivi per ritenere che conquistare Costantinopoli sarebbe stato un grosso colpo all'immagine”.

La produzione turca di “Fetih 1453” sembra essere consapevole di quanto vale quell’immagine: per conquistare un grande pubblico rispolverando un passato glorioso, ma non solo. Diciassette milioni di dollari di budget, è la produzione più costosa di tutti i tempi in Turchia. Le scene di battaglie con 15 mila comparse e gli effetti speciali in 3D che riproducono l'antica Bisanzio sono degne di competere con le pellicole di Hollywood. Difficile pensare a un’operazione solo commerciale.

E’ il messaggio che si cela dietro lo specifico filmico e il processo ideologico in atto a meritare attenzione. Il lavoro di immagine che la Turchia sta portando avanti per affermare il suo Islam nella modernità e diffonderlo nel mondo arabo. Un vero “soft power”, che ha imparato a usare una macchina da guerra straordinaria come l'industria culturale. Proprio come in tutto il Novecento hanno fatto gli americani per diffondere i miti della società occidentale. Questo colossal, del resto, è solo la punta dell'iceberg di una operazione culturale più ampia, che utilizza per esempio le tv arabe, con le soap turche che hanno messo da parte quelle storiche egiziane. Sono solo b-movie, ma il loro influsso non va sottovalutato: vengono tradotti nei dialetti arabi, come il marocchino o il libanese, e tengono incollati allo schermo milioni di spetattori in tutto il mondo arabo.

La Turchia è ormai di casa in tutto questo mondo, mai più vicina di oggi. E’ anche così che si è aperta la strada ai suoi successi diplomatici in Medio Oriente. “Fetih 1453” è solo un segmento, magari più chiassoso, di una rinascita che vuole contaggiare il resto del mondo arabo, e un po' lo ha gia fatto. Dignità e orgoglio delle proprie origini riproponendo un modello di successo nuovo, senza tralasciare il vecchio, e questa volta da esibire al mondo intero.

 

Karima Moual

dal Domenicale

 

 

  • yeoman75 |

    I baschi – probabilmente l’unica popolazione autoctona d’Europa – potrebbero utilizzare lo stesso ragionamento per considerare ospiti ingombranti la totalità degli altri europei. Qual è l’orizzonte temporale per cui da ospiti ingombranti si diventa titolari accettabili? I turchi sono nell’area che corrisponde all’odierna Turchia da oltre 900 anni, Trento è italiana da meno di 100. I tedeschi – che da lì traggono le loro origini – chiamano le nostre migrazioni barbariche “spostamenti di popoli”, stesso fenomeno, ottica diversa.
    L’ambizione di trattare tutti allo stesso modo? Se questa era l’idea di base è stata disattesa nei fatti profondamente per almeno 17 secoli. Se distinguiamo tra teoria e pratica per noialtri, dovremmo farlo per tutti.
    Non conosco a sufficienza la religione islamica, ma mi pare che (come tutte le religioni) attraversi varie fasi e si presti alle strumentalizzazioni. Il cristianesimo in Europa ha raggiunto un certo livello di maturità ed è tollerante; nella Bible Belt magari le cose non girano così. L’Islamismo è stato per secoli più aperto (la Spagna del 1200 era un rifugio sicuro per i cattolici non allineati); ora lo è meno, anche per ragioni di equilibri fra mondo povero e ricco che agevolano le strumentalizzazioni di cui sopra.
    Insisto che il bianco o nero con la storia ci piglia poco. E anche con le religioni. Soprattutto con le religioni.

  • Russell |

    So bene che i monti Altaj non hanno nulla a che vedere con la penisola arabica, ma la mia voleva essere una provocazione e ricordare come qualcuno meno tollerante di me potrebbe considerare i Turchi come un ospite ingombrante, autoinvitatosi e dalle pretese un po’ eccessive. Da occidentale considero Costantinopoli parte della mia identita’ se non altro per essere stata custode e traghettatrice della tradizione civile e culturale greco-romana. Che poi un popolo venuto dall’altra parte del pianeta l’abbia messa a ferro e a fuoco (recentemente in termini storici) snaturandone completamente la cultura e utilizzandola come base di partenza nella speranza di poter dare il ben servito al resto di quello che puo’ essere chiamato occidente o Europa, beh, la cosa non mi fa impazzire. La mia voleva essere una riflessione sulla differenza del concetto di tolleranza tra occidente e mondo musulmano. Volendo continuare a provocare potrei affermare che il cristianesimo (da cui deriva la cultura laica occidentale, volenti o nolenti) ha sempre avuto l’ambizione di trattare tutti allo stesso modo, non riuscendoci nella maggioranza dei casi, ma provandoci almeno come impostazione dogmatica. Nella religione islamica tale concetto non e’ mai esistito: o sei musulmano o non lo sei. Dal momento che il tuo ruolo di “dhimmi” e’ stabilito non e’ necessario che agisca in modo intollerante o violento nei tuoi confronti. Dove c’e’ ordine non c’e’ conflittualita’, ma se questa e’ tolleranza….

  • Charles |

    In realtà io avrei sottolineato come il 1453 rappresenti l’ingresso dell’Impero Ottomano come potenza anche europea. E’ infatti da quel momento che gli scambi diplomatici elitari non sono più solo tra parti del mondo Occidentale, ma devono tenere conto anche della volontà del Sultano e ideologicamente legittimo successore dei Cesari in Costantinopoli. Un parallelo con la moderna Turchia che- ad oggi- rappresenta un partner commerciale di primaria importanza. Ma soprattutto un interlocutore di fondamentale importanza per tutta l’area mediorientale.

  • yeoman75 |

    @Russell
    Senza offesa, ma la tua equivalenza ha un po’ di falle.
    La prima è sotto la linea di galleggiamento: non si possono trasportare eventi di 500-800 anni fa ad oggi senza commettere errori tipo approssimare un cavallo ad una sfera.
    Sempre sulla linea dei principi, non è precisamente come se una popolazione europea e cristiana avesse fatto le cose che dici tu. E’ un po’ come se una popolazione asiatica (che con gli arabi non ci azzecca nulla) di religione cristiano cattolica avesse invaso territori abitati da cristiano ortodossi, cristiano cattolici e arabi mussulmani (nonché qualche sporadica popolazione pagana) ed avesse conquistato (e massacrato) senza star troppo a badare alla religione dei sottomessi.
    Le altre falle sono di natura storica. I primi ad avere messo a ferro e fuoco Costantinopoli furono proprio i cristiani, durante la IV Crociata.
    Roma e Bisanzio si guardavano in cagnesco.
    La conquista turca di Costantinopoli fu sanguinosa e violenta, ma Istanbul divenne una città infinitamente più tollerante in materia religiosa di qualunque altro luogo in Europa. E questo subito dopo la conquista, per volontà dello stesso Mehmet. Ad Istanbul si trovavano chiese cattoliche, chiese ortodosse, sinagoghe e ovviamente moschee. Gli ebrei fuggivano volentieri dall’Europa per trovare rifugio nel più tollerante impero Ottomano. Gli ortodossi preferivano di gran lunga stare sotto ai Turchi che ai Latini.
    Non fu sempre così e gli episodi di intolleranza esistevano; così come le dichiarazioni di qualche sultano che voleva far bere il suo cavallo dalle fonti battesimali di San Pietro. La conflittualità fra impero Ottomano ed Occidente era poca cosa confronto a quelle fra Spagna e Inghilterra (pescate a caso nel mazzo).
    La storia non è bianco o nero, ma ciascuno indossa gli occhiali che più gli piacciono.

  • Russell |

    I Turchi sono un popolo proveniente dal centro dell’Asia. Il loro insediamento nell’attuale Turchia equivarebbe a quello ipotetico di una popolazione europea e cristiana che avesse violentemente conquistato un ampio territorio nella penisola arabica, sottomettendo e sterminando la popolazione autoctona e trasformando una citta’ santa (tale era Costantinopoli per l’Occidente) nella capitale del nuovo regno. Le moschee sarebbero state trasformate in chiese dopo aver subito l’onta della profanazione. Non felice di tutto cio’, il nostro immaginario popolo avrebbe profuso, nei secoli successivi, le rimanenti energie nel cercare di conquistare il resto della penisola arabica, continuando ad accoppare, sottomettere e convertire le popolazioni via via sconfitte, il tutto con il non malcelato desiderio di distruggere e porre la croce e la propria bandiera sulla Medina e la Mecca. Mi chiedo come tale popolo verrebbe trattato oggi dal resto degli arabi e mussulmani, come i loro emigrati verrebbero accettati in Arabia, Qatar o Bahrein.
    p.s Riflessioni di un ateo

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