Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

Se Napolitano ci ricorda che l’Islam è ormai di casa

«A tutti i cittadini italiani di fede islamica, così come ai numerosi musulmani ospiti o residenti stabilmente nel nostro paese, i migliori e più cordiali auguri per questa festività. L'odierna ricorrenza è motivo di riflessione sull'importanza di un dialogo sincero e costruttivo tra le religioni e le culture, indispensabile presupposto affinchè la società italiana sappia interpretare le sfide del mondo contemporaneo e divenire sempre più libera, aperta e giusta». È il messaggio del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che approfitta di una delle più importanti festività islamiche, Eid el Fitr, che chiude la fine del mese sacro, il Ramadan, per rivolgere il suo monito sull'integrazione: riconoscere quel l'Islam ancora scomodo e ingombrante per molti, ma che è ormai anche italiano.
Non sono solo i numeri ormai importanti a confermarlo: in Italia sono 1.500.000 i musulmani, destinati a raddoppiare nei prossimi vent'anni, in Europa sono 35 milioni; secondo le più accreditate ricerche, dalla Caritas al Pew Research Center's Forum on Religion & Public Life, due imprenditori su tre, tra quelli nati fuori dai confini europei, provengono da paesi a maggioranza islamica. Ma poi ci sono le abitudini e le tradizioni che si fanno strada in un contesto nuovo. Il Ramadan o l'Eid el Fitr, lontano dal Marocco piuttosto che dall'Egitto, non sono ormai più un problema o un'estraneità. Negli ultimi anni hanno preso cittadinanza, nonostante le mille difficoltà a pregare in luoghi di culto idonei. Ancora una piaga per l'Islam italiano, se si pensa che oggi sono soltanto due le strutture costruite rispondendo ai canoni architetttonici islamici: la grande moschea di Monte Antenne a Roma e quella di Segrate, alle porte di Milano. Il resto si direbbe "è noia" per la continua polemica sterile.
Un censimento del Dipartimento della Pubblica sicurezza parla di 164 moschee e 222 luoghi di culto, a cui si aggiungono 120 centri culturali e 275 associazioni. Ma in realtà per la maggior parte si tratta di sistemazioni di fortuna. Un rapporto della Fondazione Icsa spiega come sono costituite in realtà da immobili adibiti a sale di preghiera, per lo più garage, capannoni, (alcuni dei quali sottoposti a sequestro per l'inadeguatezza delle norme di sicurezza e le destinazioni d'uso).
Basta farsi un giro qua e là anche singolarmente per accorgersi che qualcosa non va. Nonostante all'Islam siano stati delegati prima la "consulta dell'Islam" poi il "comitato dell'Islam italiano" con il ministro Roberto Maroni, ancora oggi, non si è trovata una soluzione al problema dei luoghi di preghiera. L'Italia è davvero indietro rispetto agli altri paesi europei: i nostri quasi 800 spazi per la preghiera o garage come vogliamo, si confrontano con i 2600 in Germania, 2100 in Francia e oltre un migliaio in Gran Bretagna. E se vogliamo considerare le moschee costruite secondo i canoni architettonici islamici, le nostre due si confrontano con le 200 in Francia, 100 nei Paesi Bassi, circa 70 in Germania e 300 in Grecia.
A questa falla nel sistema "integrazione dell'Islam in Italia", stanno rispondendo in parte i paesi stranieri con aiuti diretti alla comunità. Un caso su tutti è il Marocco che da anni ormai investe risorse importanti per l'Islam della propria comunità residente all'estero. Ne sono d'esempio il finanziamento della Moschea di Torino attraverso il ministero del culto marocchino, ma soprattutto gli Imam le Mourchidat (figure femminili di guide spirituali) e i professori di lingua araba che vengono mandati durante l'anno, con una maggior presenza nel mese di ramadan per programmi sulla conoscenza dell'islam e della cultura araba, dedicati alla comunità. Un accompagnamento che forse può spiegare bene la maturità con la quale questa comunità (la più numerosa di fede islamica in Italia e la terza come comunità straniera) si stia attrezzando sull'esempio francese in una federazione dell'Islam italiano. Un passo in avanti importante per un'intesa con lo Stato italiano. Per il resto ci si adegua, ci si adatta, e la casa è il luogo per eccellenza della consacrazione delle tradizioni. Ma anche fuori trovare quel che serve non è più un'eccezione. Cibi, luoghi, persone sono ormai più intrecciate e vicine che mai. L'estraneità è un ricordo lontano. Ciò spiega anche perché sono molte le famiglie islamiche che ormai le festività le trascorrono anche in Italia. Molte seconde generazioni il Ramadan o l'Eid el Fitr non l'hanno mai festeggiato nel paese d'origine dei genitori, e forse nemmeno lo sentirebbero così loro come lo sentono in Italia. E sulla tavola rifornita delle numerose pietanze per il Eid el Fitr, oltre a quelle tradizionali, non è più un'eccezione trovare qualche pasto tipicamente italiano. Anche questa è integrazione, pur se attira solo l'occhio attento di chi segue i processi di formazione e trasformazione della nostra società italiana, che come ha ricordato il presidente Napolitano deve saper interpretare le sfide del mondo contemporaneo e divenire sempre più libera aperta e giusta.

  • loris r. |

    so che diversi italiani sono dovuti diventare musulmani per poter sposare donne islamiche, perché come cristiani non potevano farlo. Vietatissimo per un infedele sposare una musulmana… pensate che putiferio se fosse successo il contrario: tu non puoi sposare questa ragazza perché tu non sei cristiano!
    E poi saremmo noi i razzisti…

  • Tara |

    Il problema vero è che l’islam è una religione quasi completamente incompatibile con l’essere europeo e italiano essendo essenzialmente araba.
    Va contro diversi millenni di storia, contrasta nelle sue varie forme con le leggi e con la storia degli autoctoni europei. Come può un italiano credere di essere un musulmano cioè un arabo???
    Tutto quello che succederà è un conflitto come quello che c’è stato in molti paesi finito con la distruzione delle comunità originali oppure con l’espuslsione dei musulmani occupanti.
    La verità è che ai musulmani non importa proprio niente delle popolazioni locali altrimenti si renderebbero conto che non è cosa.

  • albaz |

    Napolitano non ci spiega perché questa religione ammette solo uomini alla preghiera. Forse potete spiegarlo voi…

  • Uriel Fanelli |

    Credo che esistano musulmani italiani da molto piu’ tempo. A mazara del vallo c’e’ una zona della citta’ che si chiama Kasbah, e la prima emigrazione massiva di tunisini e’ iniziata un paio di generazioni fa. Cosi’ temo che Karima non sia esattamente la “prima” musulmana italiana. C’e’ almeno una generazione di musulmani italiani , probabilmente due, che vivono in italia ormai da decenni, per cui hanno diritto di voto, cittadinanza, nazionalita’ e suppongo che (almeno sin prima della sua abolizione) avranno anche fatto il servizio di leva obbligatorio…. molto di quello che oggi sembra anormale in realta’ in Italia c’e’ da tempo.

  • ali federico schuetz |

    Cara sorella, da musulmano italiano non vedo di buon occhio tutto questo interessamento e attivismo dei cosiddetti paesi musulmani….agiscono per controllare i loro connazionali ed influenzare attraverso l’immigrazione e gli enti religiosi la situazione in Italia e con l’Italia. non mi sembra una buona cosa per l’indipendenza dell’islam d’Italia

  Post Precedente
Post Successivo