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Per arrivare in Europa, si muore nell’abisso della barca

 

Sono morti sottocoperta. Nell’abisso della barca, nella sala macchine, in due metri quadri, asfissiati dai fumi del motore e dal caldo. Un viaggio in seconda classe si direbbe, perché probabilmente per stare la sotto avranno pagato meno il viaggio della morte. Ma quanto avranno gridato prima di morire? Quanto avranno gridato aiuto a chi si poteva permettere la prima classe? A quelli che stavano sopra, sciagurati anche loro, accatastati come sardine uno accanto all’altro. Di certo quelli della “prima” non hanno ascoltato le loro grida. Forse, si sono fatti forza e hanno chiuso le orecchie, perché di sicuro ha prevalso la legge della sopravvivenza. Solo in questo modo può spiegarsi la morte dei 25 emigranti che di quella sala macchine ne hanno fatto la loro tomba.

Secondo Fortress Europe – il blog che tiene il conto delle migliaia di vittime nel canale di Sicilia – oltre ai 25 cadaveri trovati nella stiva ci sarebbe anche un altro migrante che sarebbe stato gettato in mare. Sembra che il barcone fosse così sovraccarico che chi stava sul ponte non aveva lo spazio per spostarsi e aprire la botola per farli uscire. La morte risalirebbe a due giorni fa, poco dopo la partenza.

Ecco altri morti. Morti da sbarchi che non sembrano volersi fermare. Con un allarme che si ripropono ogni estate. E si riproporrà anche nella prossima, perché c’è una questione strutturale che non viene affrontata. L’ultimo allarme della Fao, solo una settimana fa, lo ha rilanciato il Ministro francese dell'agricoltura Bruno Le Maire che ha ammonito: “La comunità internazionale ha fallito nel costruire la sicurezza alimentare dei Paesi in via di sviluppo. Se non prendiamo subito le misure necessarie questa carestia sarà il peggior scandalo del secolo». Nel Corno d'Africa, nessuno ormai ha più dubbi, si sta vivendo una delle peggiori, se non la peggiore siccità negli ultimi 60 anni.

Miope dunque pensare che gli sbarchi cesseranno a breve. Bisogna perciò attrezzarsi. Anche perché la tensione tra i migranti già in Italia va aumentando.

Lo evidenziano le immagini della guerriglia da stadio che sono arrivate ieri dal barese. E’ la vera bomba ad orologeria dell’Italia dei Cie e dei Cara. Non è la prima volta che in questi centri si scatenano disordini di ribellione, ma gli immigrati della Cara di Bari, che alle forze dell’ordine lanciavano pietre (causando non pochi feriti) al grido di “Vogliamo i documenti” sono senz’altro l’allarme più visibile di una pericolosa falla nel sistema. In particolare pesano i ritardi nella concessione del diritto d’asilo.

Hani è nel Cara da 6 mesi, è arrivato a Lampedusa, pensando di trovare la salvezza in Italia, ma dice di aver trovato una prigione. “Sono frustrato non so cosa vogliono fare di noi, perché non ci lasciano andare? Siamo persone per bene –raccontava ieri al telefono, l’unico strumento che gli rimane per comunicare con il mondo esterno.

Della grave situazione che ha vissuto la sua regione, parla Nichi Vendola: “Gli incidenti di oggi – ha sottolineato Vendola – sono il frutto avvelenato della disperazione di chi, dopo lunghi viaggi della speranza in fuga da guerra, persecuzioni e fame, si vede negata la possibilità di un futuro di accoglienza«.

Dalla maggioranza il sottosegretario all’interno Alfredo Mantovano, definisce gli avvenimenti di violenza da parte degli immigrati intollerabili e promette che seguiranno interventi sanzionatori verso coloro che saranno riconosciuti come autori degli illeciti. Gli fa da eco con “tolleranza zero“ Federico Bricolo, presidente della lega nord a palazzo madama.

Ma tant’è, che su richiesta degli immigrati il prefetto vicario, Antonella Bellone, ha firmato un impegno scritto (a mano su un foglietto e consegnato agli immigrati) a dare una risposta alle richieste degli immigrati entro mercoledì prossimo, “dopo l’incontro che si terrà in prefettura con il sottosegretario Mantovano” condizione chiesta da tutti gli immigrati della protesta barese, per rientrare pacificamente nel recinto del Cara. L'agenda sul tema immigrazione la stanno decidendo gli immigrati a suon di guerriglia.