Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

È dalle donne come Jamila che dipende l’integrazione

 «A scuola vado quasi sempre accompagnata: o da mia madre o da uno dei miei fratelli. Non vado nemmeno alle feste delle mie compagne. La mia cultura prevede che una donna non esca mai sola, ma è giusto così, siamo pachistani e dobbiamo vivere da pachistani».E ancora: «Sceglierò io chi sposare, di certo sarà un pachistano, ma non una persona che non conosco. Anche se la mia cultura prevede che l’uomo chieda la mano al padre della sposa. Funziona così. Voglio continuare a studiare. Ma continuerò a seguire la mia cultura».

Sono solo alcune delle dichiarazioni rilasciate ai giornalisti da Jamila. La ragazza pachistana di 19 anni, che in questi giorni ha riempito pagine di giornali facendo scattare l’allarme per un’altra Hina Salem. Jamila torna a scuola dopo esser stata segregata a casa dai fratelli. Perchè troppo bella, si è detto. La verità è che Jamila è stata invece segregata in casa perché è soprattutto donna. Usanze siculo-pakistane, disse Giuliano Amato da ministro dell’Interno, destando ipocrita indignazione, solo per aver ricordato che il patriarcato e la discriminazione delle donne sono parte del passato di molte culture (delle culture, non delle religioni) e che l’emancipazione è stata anche da noi un fatto recente. Perché l’essenza del problema è sempre il fattore "Donna".

Ma anche se la storia di Jamila ha un lieto fine in quanto per lei la conquista è già la scuola, in realtà le sue dichiarazioni ci permettono di tracciare un altro identikit, delle seconde generazioni di ragazze musulmane. È in Italia dal ’97, come ci tiene a precisare nel richiedere pubblicamente la cittadinanza italiana, ma ad ascoltarla sembra che dal Pakistan non si sia mai spostata. Com’è possibile? La risposta sta in quel "siamo pachistani e dobbiamo vivere da pachistani" che può tradursi anche con il siamo marocchini e dobbiamo vivere da marocchini, siamo musulmani e dobbiamo vivere da musulmani. Culture, origini e tradizioni che vengono tramandate attraverso l’educazione dei genitori. Ma che, mentre nel paese d’origine sono la normalità, lontani dal proprio paese si fondamentalizzano in una ghettizzazione sociale, dove il Pakistan, l’Egitto o il Marocco non sono altro che le mura di casa, mentre fuori ti aspetta la realtà.Quelle origini con tutti i loro simboli che possono diventare gabbie invisibili e fortezze altissime dai quali diventa impossibile uscire indenni. E portare avanti le proprie tradizioni, culture e origini diventa come un patto di sangue che se infranto si traduce in alto tradimento. Le ragazze sono quelle che pagano il prezzo più alto.

Loubna, sul blog mi scrive: «La verità è che la nostra cultura e i nostri genitori non vogliono lasciarci nessuna possibilità di scelta, vogliono per noi usi e costumi lontani da quello che noi viviamo come giovani e come donne nel nostro contesto italiano. La mia doppia vita e identità molte volte la sento frustrante. Mi sento schizofrenica e incapace di fare una scelta perché so che ogni scelta che farei avrebbe un prezzo sempre troppo caro, e allora sto lì sul filo, tra il vivere e il fingere».Le ragazze sono quelle che più dei ragazzi ci si trovano dentro, consapevoli e accondiscenti per impotenza o per autoconvinzione di valere di meno perché si è donne, perché l’esser pachistana significa vivere secondo certe regole. Consapevoli e ribelli, perché non ci si sta a sentirsi diverse. Hina e Sanaa l’hanno pagata con la loro vita. Ma c’è anche Asia e Susanna, ragazze che scappano di casa, e non sono una piccola minoranza, sono in aumento. Ragazze che decidono di portare avanti lo stesso il rapporto con i propri genitori ma imponendo le proprie scelte. Figlie che sono loro ad educare i genitori nell’accettarle, nel non ripudiarle solo perché l’emigrazione le ha trasformate in nuove identità lontane da loro. Fatto sta che queste ragazze stanno cambiando il mondo dell’immigrazione. È con loro che si gioca la vera integrazione, che consiste nel formare nuove identità integrando tradizioni lontane con usi e costumi occidentali.

«È da un anno che sono scappata di casa – dice Susanna – inizialmente mio padre sembrava volermi uccidere per questa mia scelta, ma pian piano si è ammorbidito, mi vuole bene e il tempo servirà a fargli cambiare idea e a mettere prima il volermi bene che l’onore e le tradizioni».Il tempo. Questa è la parola giusta. Il tempo perché anche i genitori possano trasformarsi insieme ai figli e accettare il fatto che il prezzo per il passo avanti dall’immigrazione all’integrazione è anche questo. E il tempo sembra essere arrivato.

  • ninni |

    Belle storie. Evviva

  • andrea |

    Le religioni non sono l’interpretazione che ne fanno successivamente le varie culture. Però ci sono culture che hanno influenzato negativamente la coscienza religiosa e sociale dei propri aderenti. L’islam è per questo motivo restato indietro. Devono capire che hanno molto da recuperare. E voi musulmani aperti alla modernità dovete lavorare a questa apertura. Il vostro è un lavoro importante.

  • leprechaun |

    Grazie per questi bel pezzo, e per averci ricordato che le religioni sono una cosa, e usanze e costumanze un’altra. L’Islam è nato per portare l’universalismo delle altre due religioni del libro in mezzo ai pagani e per contrapporsi ai tribalismi. Come le due religioni cugine, crescendo ha però dovuto fare compromessi. Il cristianesimo tra l’altro ha adottato come data di nascita del suo profeta quella della festa per i natali del sole dell’antica Roma. L’Islam non riesce ad opporsi al burqa, ai matrimoni combinati, al mercimonio e alle usanze violente nei confronti delle donne, nemmeno a volte all’infibulazione. Qui da noi tanti pensano che burqa e infibulazione siano usanze islamiche.
    Quel che sta succedendo nei paesi arabi ci mostra che le culture però cambiano, e possono farlo anche in fretta. Quello non è il loro risorgimento, è il loro ’68: una linea di faglia di cultura generazionale che cede all’improvviso.
    Un augurio e un incoraggiamento alle tante Jamilia.

  Post Precedente
Post Successivo