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Nagib che non sapeva il tedesco: su un barcone a Lampedusa per aggirare il test di Berlino

 

Da Jarjis a Lampedusa. Il viaggio di Najib, così come quello dei tanti tunisini sbarcati sulle coste siciliane, è solo all’inizio. Perché il loro viaggio è diretto in Europa, dove pare non siano soli ma vi è sempre un parente emigrato e insediato ad attenderli. Lui però, Najib, non è un clandestino come i tanti – anche se a sentirli parlare e raccontarsi dimostrano tutti di avere motivazioni e storie delle più disparate – lui può essere definito come il clandestino per "ricongiungimento familiare".

Si è trovato su una barca fatiscente a rischiare la propria vita perché deve raggiungere disperatamente la Germania. Dove lo aspetta sua moglie. Una donna tedesca che ha conosciuto in Tunisia in vacanza. Un incontro fatale che li ha fatti innamorare e sposare proprio lì a Jarjis, in Tunisia. «Sembrava fatta – racconta Najib con occhi lucidi da un’emozione mista dalla disperazione – la felicità l’avevamo toccata con mano quando ci siamo sposati». Sì, perché si sarebbero riuniti sotto lo stesso tetto, in un paese che lo avrebbe accolto con un lavoro e una stabilità che a Jarjis non aveva ancora toccato con mano nonostante abbia 30 anni.

«Pensavamo fosse tutto ok, perché avevamo seguito io e lei tutte le pratiche richieste e raccolto tutta la documentazione necessaria per il ricongiungimento familiare. Abbiamo registrato il matrimonio sia qui in Tunisia che in Germania. Mancava solo un cavillo da superare: il test». Per entrare in Germania, infatti, bisogna superare un test di lingua scritto e orale. «Per quasi quattro anni ho provato a farlo ma con un solo risultato. Sì all’orale, bocciato allo scritto».

Tradotto: la Germania e la moglie tedesca dovevano ancora attendere un altro anno, per riunirsi.

«Quell’anno diventava due poi tre e poi quattro. Ho provato e riprovato ben 5 volte a rifare il test, pagandolo ogni volta ovviamente, e con le annesse spese della trasferta, visto che da Jarzis a Tunisi, la distanza è di 450 km . Ho speso qualche migliaio di euro e anni, senza riuscire a raggiungere mia moglie. Molto meno del tempo e del prezzo con cui sono arrivato qui a Lampedusa».

«Cosicchè – continua Najib – la nostra storia era diventata una storia di sofferenza per la distanza e l’impossibilità nel poterla superare. Io mi sono reso conto che ormai ero prigioniero del mio stesso paese, così come della rigidità tedesca che in realtà con la fermezza del test rendeva concretamente impossibile anche legalmente far entrare persone straniere».

Najib allora taglia corto. La rivolta e la rivoluzione arriva, e insieme ad essa, nel disordine e nell’instabilità, si apre uno spiraglio di luce e di speranza per i disperati che hanno mille motivi per scappare e partire verso Nord. E nella disgrazia trovano la forza per riscattarsi da anni in cui la migrazione illegale, con Ben Ali, la si pagava con un minimo di 3 anni di carcere. Ora tutto questo non c’è più, e allora via, si parte. C’è chi vuole raggiungere parenti, chi ha solo curiosità, chi cerca lavoro o chi peggio non ha più nessuno in Tunisia che lo aspetti.

Ora Najib è arrivato nella sponda sud d’Europa e la moglie dalla Germania continua senza sosta a chiamarlo per trovare il modo di raggiungerlo. «Pronto? Si è tutto ok – le dice Najib al telefono in un tedesco perfetto – ma non so come andare via da Lampedusa per raggiungerti, siamo bloccati. Come se fossimo ancora in Tunisia».

«Lei è disposta a venire fin qui a prendermi ma non sa come fare visto che siamo rinchiusi al centro» mi dice.

Anzi mi diceva. Perché sono passati alcuni giorni da quando Najib mi ha raccontato la sua storia e da quei giorni molte cose sono cambiate. Perché lui è tra quei tunisini fortunati che in questi giorni hanno avuto il permesso di soggiorno temporaneo. E che lo voglia o no la Germania, il clandestino per amore probabilmente sarà già tra le braccia della sua amata. In Germania.