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Seconde generazioni, radici italiane

L'Italia multietnica è un Italia per lo più fatta di disintegrati? Per rispondere a questa domanda e meglio capire in che direzione sta andando la nostra Italia non c'è miglior termometro che testare proprio le nuove leve. Le seconde generazioni in rapporto ai loro coetanei italiani di origine. E allora ci pensa una ricerca del CNEL, curata dalla Fondazione Silvano Andolfi, a disegnare il ritratto di come si sta trasformando questo fenomeno non più nuovo ma diventato più strutturale grazie all'insediamento di sempre più nuclei familiari.
A leggere il nuovo studio viene subito smontato un luogo comune cui ci spingono le cronache attuali: che l'immigrazione sia solo un fenomeno emergenziale, rappresentato dai respingimenti, le difficoltà e la poca integrazione.
L'Italia del domani, di queste nuove seconde generazioni, figli di immigrati nati o cresciuti in Italia passa la prova e si presenta più sicura e salda che mai. Adolescenti integrati che sentono la società italiana simile alla propria.
Anzi si spingono oltre: si riconoscono nella nostra società molto più dei loro coetanei italiani.
Come dire: Samir sente l'Italia ancora più sua di un Giovanni o di un Antonio. Hanno molti amici, possiedono il cellulare, amano la musica e vestire alla moda, navigano su Internet. Non vanno in discoteca, non fumano, non bevono, non si fanno le canne, non marinano la scuola e raramente fanno tardi la sera. Il loro rapporto con la famiglia e' un punto e una risorsa fondamentale per la loro integrazione.
Lo studio è stato realizzato su un campione di 751 adolescenti , di età compresa tra i 15 e i 19 anni, di cui 414 di origine straniera e 337 di origine italiana (gruppo di controllo), reclutati all’interno delle scuole medie superiori.
Ne emerge anche che la quasi totalità del campione (90%) è arrivato in Italia nella primissima infanzia dall’Europa dell’Est (29,3%), dal Nord Africa (27,8%) e dall’Asia (24,7%). E' in prevalenza di religione musulmana (44,2%). Le famiglie di appartenenza sono più numerose rispetto a quelle dei coetanei italiani. Per la maggior parte dei ragazzi intervistati (64,5%) proprio la famiglia è una risorsa per l’integrazione e nel 70% dei casi tutti i componenti parlano italiano anche in casa.
La madre è nella maggior parte dei casi casalinga (38,9%) o lavora come collaboratrice domestica/badante (29,2%), mentre il padre è operaio (40,1%).
La seconda generazione afferma nella stragrande maggioranza dei casi di sentirsi vicina allo stile di vita italiano (79%) e i tre quarti del campione ritiene che la propria famiglia sia bene integrata in Italia, dove la società non è poi così diversa dalla sua.
Gli italiani, invece, ritengono più degli stranieri che le proprie famiglie disprezzino la nostra società e sentono di non somigliarle.
I giovani immigrati non hanno grandi difficoltà scolastiche, né denunciano enormi difficoltà di integrazione con compagni e insegnanti, ma sembrano non avere molta voglia di studiare. Sognano di aiutare economicamente la famiglia (64,5%) e trovare un lavoro stabile e sicuro (63,4%), di andare a vivere all’estero (44,6%) e di frequentare l’università (40,1%). Tuttavia, i giovani immigrati non sono molto ottimisti: ben il 76,7% degli adolescenti pensa di non avere alcuna possibilità di cambiare il mondo. E anche in questo dimostrano di essere vicini ancora una volta ai loro coetanei italiani