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Così tweet e tv private dribblano la censura

Puoi colpirmi con un proiettile ma non puoi togliermi la mia dignità». È Omar taggato Egypt. «Avanti tutti a piazza Tahrir, l'Egitto è nostro. Oggi è il giorno del cambiamento». Questo, ancora, è un tweet di Nader@, taggato sempre Egypt. Si susseguono a migliaia, le frasi di sfogo, speranza, coraggio e audacia degli egiziani internauti. A scorrere i tweet colpiscono i volti di questi egiziani della rivolta. Ragazzi e ragazze soprattutto giovani o giovanissimi. L'Egitto ha il numero più alto di blog in lingua araba del Medio Oriente. È anche l'utente numero uno di Facebook del mondo arabo, al 23esimo posto a livello mondiale. I giovani scrivono in inglese e in arabo. Ma scrivono, scrivono tanto e si fanno sentire: 140 caratteri per farci stare tutto, l'unico filo a cui si appigliano per comunicare in una giornata storica che dovrebbe rimanere memoria. Più di un milione di egiziani in piazza Tahrir. Simbolico il nome: la piazza della liberazione. Gridano in mondovisione di aver raggiunto il culmine della sopportazione dopo 30 anni di oppressione. E superano con i tweet, brevi e veloci, il bavaglio che il governo avrebbe voluto imporre alla manifestazione. Ma la censura la si tocca con mano appena si inizia ad entrare nei blog egiziani più attivi. Basta un click. Proviamo con "Wasa khaialak" (apri la tua immaginazione), di Ahmed Nagi, classe '85, è uno dei blogger e scrittori più interessanti in Egitto. Proprio dalla sua penna da poco è uscito "Blogs From Post to Tweet", un documento che racconta i cinque anni di storia del movimento online in Egitto. Ma al click, arriva una pagina bianca con error n. 5645827… Oggi non possiamo sentire Nagi, possiamo solo sentire quanto può essere amaro davvero il sapore della censura. Perché grazie a Google possiamo avere memoria dei ciguettii della rivolta. Il motore di ricerca infatti è riuscito a "bucare" la censura del web, in cooperazione con Twitter, mettendo a punto uno strumento con il quale gli utenti potranno continuare a twittare, inviando messaggi sul sistema di microblogging attraverso la voce. Google ha messo a disposizione tre numeri di telefono internazionali ai quali gli utenti possono lasciare un messaggio vocale e il servizio istantaneamente "twitta" il messaggio taggandolo "egypt".

«Volevano mettere cristiani e musulmani gli uni contro gli altri. E invece ci hanno uniti tutti insieme. Tutti egiziani nella piazza Tahrir» twitta ancora un altro ragazzo egiziano, facendo evidentemente riferimento alla strage dei copti di Alessandria.
E la televisione? Chi conosce bene come si vive in questi paesi sotto regime, sa bene che ai tanti tabù si aggiunge anche quello della critica al capo, che può essere il rais di turno: lo sheikh, il Re o il colonnello.
La tv per il capo disegna, modella e mette in onda quel che solo può divinizzare la sua immagine, simbolo e figura. La stampa indipendente è pressochè inesistente. Nessuna sorpresa perciò se la tv di stato trasmette volutamente le immagini delle manifestazioni a grande distanza, tagliando le immagini in modo da ridurre il numero, almeno visivamente, dei partecipanti. È più facile dunque seguire la manifestazione di piazza Tahrir in mondovisione spiandola con la parabola, che non manca quasi a nessuno nel mondo arabo, dalla tv libanese o da al Jazeera o al Arabiyya.
Anche sui canali televisivi privati egiziani, però, per la prima volta si sono ascoltate voci critiche, o almeno incalzanti, verso Mubarak. Su Dream Tv è andato in onda l'appello di uno dei maggiori musicisti del paese, Ammar al-Sherei che ha invitato a «smetterla con l'arroganza» e a dare ascolto ai manifestanti. E un altro appello è arrivato da Farouk al-Baz, un rispettato scienziato egiziano. Un modo per smarcarsi sembra cercarlo dunque anche la tv egiziana.

  • Picchio |

    Fuori tema, ma riguardante un post precedente e le affermazioni di un certo Ramadan o qualcosa del genere, c’è questo libro se Karima non lo coonosce già:
    http://www.ibs.it/code/9788817028288/gouguenheim-sylvain/aristotele-contro-averroe.html

  • smilzo |

    gli stati fanno i loro interessi, come le persone d’altronde; il magreb deve trovare la sua strada da se, senza interferenze esterne e contando solo sulle proprie risorse ma senza piangersi addosso…poi la storia giudicherà.

  • stefano |

    democrazie occidentali sono alleate, naturalmente, sempre alle forze borghesi e reazionarie di qualunque stato.Basta vedere l’alleanza che gli Stati Uniti d’america avevano negli anni 70 con le peggiori dittature sudamericane ed africane.

  • karim fahli |

    pero con l’appogio dell’occidente hypocrita come da sempre non sapiamo mai da che parte sta dai interesse o dalla dimocrazia

  • stefano |

    quando la lota si fa dura, le strade per arivare alla Vittoria sono tutte buone.Avanti forza così, fino in fondo.Il mondo Arabo dev’essere ripulito da tutte le tirannie che da molto tempo soffocano tante generazioni di persone.Non è giusto che questi signori – moderati per l’occidente – per mantenere il loro potere infame e corrotto, commetano continuamente crimini contro l’umanità.

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