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La paura della comunità copta

«La violenza che ci troviamo ad affrontare è senza precedenti perché è nuova ed è in crescita».
Hosni parla velocemente al telefono, dal focolaio intrareligioso che è diventata Alessandria d'Egitto. Il nuovo covo dei fondamentalisti islamici dove non a caso si è aperto il 2011 con un attentato. Un'autobomba dinanzi ad una chiesa copta. La chiesa dei santi (Al- Qiddisine) nel quartiere Sidi Bishr.
Cosa sta succedendo? «Succede che il fondamentalismo avanza, senza lasciare spazio alla convivenza che ci ha distinto. Non ci sentiamo sicuri. E non da chi ci sta vicino, dai musulmani con cui siamo nati e cresciuti, ma da chi da lontano vuole colpirci e sta facendo il lavaggio del cervello a questi terroristi di nuova generazione. Ieri notte dopo l'attentato non eravamo più tutti egiziani. Ma eravamo nemici. Gli uni contro gli altri. Ancora una volta musulmani contro copti. È un'altra ferita difficile da chiudere, scatenerà la paura e la sfiducia. E noi saremo minoranza più sola».
Hosni parla in fretta, ma nelle sue poche frasi testimonia lo stato d'animo di un copto in un paese divorato dal fondamentalismo. Descrive il suo presente e il suo futuro in uno stato che è dilaniato sempre più da terrorismi di vario genere, interni o esterni che siano, dalla povertà e da una politica sempre più instabile.


  • Giovanni |

    Ma questo Imam di al Azhar da dove è uscito? Leggo sul Corriere che è un moderato? A me non sembra moderato uno che davanti alla giusta presa di posizione del papa dice che la strage dei cristiani è un fatto interno dell’Egitto. Ma che scrive il Corriere? Spero che almeno che il Sole non faccia lo stesso errore. Signora Moual, gli islamici vogliono l’egemonia, mi creda.

  • Ashraf YACOUB |

    Carissimi,
    La maggiore parte dei giornali italiani ha ignorato completamente le elezioni parlamentari eseguite, a suon di bastonate e manganelli, in Egitto circa un mese fa. Il governo egiziano ha rifiutato qualsiasi tipo di osservazione internazionale. Queste elezioni sono state falsificate in maniera spudorata, con vasti brogli e schifosi inganni, e i loro risultati, del tutto pilotati e improbabili, sono stati imposti sul popolo egiziano, nell’indifferenza quasi totale da parte dei media europei.
    Oggi il disaggio in Egitto si fa sentire, a suon di bombe, con governo illegittimo, incapace e prepotente solo sui poveri e coraggiosi oppenenti politici.
    Vi assicuro che non si ha nessun problema esistenziale tra musulmani e cristiani in Egitto, il problema è che sussiste un sistema dittatoriale, vecchio di trenta anni, che soffoca l’anima di questo paese. L’Egitto grida aiuto. Il popolo egiziano vuole la democrazia e uno stato di diritto. Credetemi la democrazia non porterà gli islamici al potere, e un governo democratico in Egitto non rappresenterà minaccia per la pace in Medio Oriente. Un simile governo garantirà un futuro migliore per 85 millioni di egiziani, sia musulmani chè cristiani.
    Ashraf Yacoub
    Montebelluna (TV)
    ashraf.yacoub@tin.it

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