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L’impossibile normalità di Sabrine, Loubna e Samira

«Sono finita per la strada a fare la prostituta a Marrakesh, solo perché ho avuto una relazione prematrimoniale, che mi è costata il ripudio da parte di tutta la mia famiglia. Ma non avrei mai pensato che mi sarebbe costata il ripudio anche di tutta la società in cui vivevo». Cinque anni fa, Samira, un fiore di adolescente nell'età della scoperta e della trasformazione in una donna, ha pagato il prezzo più caro: la sua pelle e il suo corpo non sarebbero mai più tornati a lei con l'orgoglio e la stima che ogni donna libera prova nel sentire il suo corpo come proprio. Perché? Pensava di essere libera e osò aprire gli occhi anche lei all'amore condiviso, senza sapere che in realtà a lei non era permesso aprire gli occhi. E che il dramma di condividere l'amore con un uomo musulmano, una volta consumato, diventava per lei la più grande disgrazia: il peccato e l'onore per la legge dell'uomo era solo al femminile. «Le strade si sono divise, lui un uomo, e io mai più donna. Mai più donna per un altro uomo».
Possibile davvero che una ragazza musulmana, anche in Italia, trovi come unico tetto la strada solo perché ha avuto un rapporto prematrimoniale? Sì, se tutti e tutta la tua società stessa ha stabilito delle regole, che ancora non riesce a superare, pur se la realtà è cambiata: la stragrande maggioranza di ragazze e ragazzi hanno rapporti prematrimoniali. Ma per tutte nel matrimonio deve essere la prima volta. Non è un caso se le operazioni di imenoplastica nel mondo arabo, e ora anche tra i musulmani in Italia, sono alle stelle, così come trucchi e trucchetti ideati dai cinesi, che fanno affari nei paesi islamici. Un buon mercato dell'ipocrisia. Dove tutto si sa ma è meglio non saperlo.
Samira però non voleva fare l'ipocrita e ingenuamente ha provato ad affrontare la sua scelta trovando il muro. Samira ha una storia estrema, ma non è l'unica. Tutti in Italia abbiamo conosciuto Ruby, storia anche questa di una ragazzina di origini marocchine che si è perduta. Ma si aggiungono alla lista molti racconti di una difficile normalità. Qui, tra noi, in Italia. Dove tra il bianco e il nero, le sfumature trovano ancora un muro invalicabile.

Quando sei musulmana e i tuoi vengono da società maledettamente tradizionaliste, ci si mette poco a passare dalla brava ragazza alla poco di buono, dipende dalle scelte che fai, piccole o grandi, non importa. Il dilemma è che bisogna stare o da una parte o dall'altra. O con il velo o senza veli. Difficile e tortuosa la via di mezzo. Nella via di mezzo non hai nessuno, sei sola e ce la devi fare, sennò confermi la regola.
Lo sa bene Sabrine, seconda generazione, palestinese, nata in Italia, che lotta ogni giorno per affermare la sua normalità. «Mi considero musulmana, ma non potrei rinunciare al mio ragazzo italiano, a vestirmi alla moda e come mi piace, e ad andare a ballare quando i miei amici all'università mi invitano». Sembrerà la normalità, ma non è così. Questa, per la maggior parte dei casi, per una ragazza musulmana rappresenta una vera ribellione. Per poter vivere la sua scelta Sabrine è dovuta scappare di casa e andare a convivere con il ragazzo. «Sento tutti i giorni mio padre e mia madre. E lo sai cosa mi dicono? Sabrine sei una poco di buono. Torna sulla retta via. Ma il prezzo che più sto pagando è la scelta estrema che mia sorella ha fatto, dopo che sono andata via di casa. A 18 anni ha deciso di metter il velo, è cambiata totalmente, come se volesse dimostrare che è lei la giusta, è lei la figlia migliore».
Loubna, sul blog mi scrive: «La verità è che la nostra cultura e i nostri genitori non vogliono lasciarci nessuna possibilità di scelta, vogliono per noi usi e costumi lontani da quello che noi viviamo come giovani, e come donne nel nostro contesto italiano. La mia doppia vita e identità molte volte la sento frustrante. Mi sento schizofrenica e incapace di fare una scelta perché so che ogni scelta che farei avrebbe un prezzo sempre troppo caro, e allora sto lì sul filo, tra il vivere e il fingere».
Samira ha trovato un uomo occidentale e può scegliere ancora di essere una donna, perché per amare non deve pagare il prezzo sul proprio corpo: il suo compagno l'ha portata in Italia e oggi ha un figlio di un anno. Sabrine lotta ancora con se stessa e con la propria famiglia, sa di aver fatto una scelta forte e sa di essere sola e di aver "perso" anche una sorella. Ma ci sono molte altre che hanno storie con mille risvolti e che solo con il loro coraggio potranno aprire gli occhi senza vergogna.

  • Brahmia Fathi |

    a volte ci sentiamo piu prigionieri dentro una società regolata da rigide legge inventate da noi che dentro una cella chiusa, la colpa e soltanto della mal interpretazione della religione generata da una ignoranza micidiale, chi siamo noi per giudicare e condannare le persone, siamo tutti peccatore e prima di puntare il dito guardiamoci nello specchio….

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