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Se la sharia diventa un business

Il valore dell’industria finanziaria islamica toccherà nei prossimi 3/5 anni 2 trillioni di dollari statunitensi. E’ la notizia che viene riportata in questi giorni dall’Arabian business. Una grossa cifra, che segnala le grandi potenzialità di crescita di questo settore. Anche future se si pensa che ad oggi i prodotti finanziari islamici abbiano raggiunto solo il 3% della popolazione musulmana mondiale.

Ma il mercato islamically correct non si ferma solo alla finanza islamica che abbiamo imparato a conoscere, soprattutto di recente, perché non schiacciata dalla crisi economica.

E l’Islam Style è l’esempio più visibile di questa realtà in crescita, che coinvolge parallelamente i due spazi contendenti. Se da una parte è uno stile proposto in materia di moda alle giovani generazioni di musulmani che vorrebbero seguire le nuove tendenze senza tralasciare i precetti islamici, dall’altra magari senza consapevolezza di questo meticciato materiale, vengono coinvolte anche le giovani occidentali.

Senza accorgersene le ragazze occidentali si trovano ad abbracciare un nuovo stile, che arriva da lontano, alla radice del quale c’è una cultura ed un’ ideologia, ben studiata. L'Islam Style lo vediamo per esempio con le minigonne indossate da ragazze musulmane e occidentali abbinate con un paio di leggins colorati.  Da una parte è una nuova tendenza dall'altra è tendenza devozione e discrezione insieme, nel rispetto dei precetti islamici. La differenza tra occidentali e musulmane? Sarà un velo che copra il capo, a Roma piuttosto che a Casablanca.

A rispondere a questa nuova domanda di mercato non sono solo pregiate boutiques per donne facoltose, ma anche marchi di abbigliamento occidentali e a buon mercato come  per esempio H&M, catena svedese che per prima nel 2007, ha esposto nelle sue vetrine una linea islamically correct. E non è certamente l’unica.

Il nuovo mercato islamically correct è sempre più globale e globalizzante grazie alla mobilità della comunità musulmana in Occidente, che ha lanciato nuove sfide e stili di vita. I settori che evngono a farne parte si moltiplicano per una domanda anche non solo più islamica per i  fedeli di Allah e il suo profeta. Si strizza l’occhio  sempre più all’Occidente  conquistando nuovi clienti. Cambiando, riproponendo e orientalizzando stili di vita. In tempi rapidissimi.

A questo risponde l’economia islamica, che è un’economia sottoposta a norme di carattere etico, che seguono i dettami del sacro Corano. E gli imprenditori occidentali imparano in fretta, vista l’interessante crescita di questo settore.

“Il nostro scambio di mercato – come spiega bene Daniele Atzori nel nuovo volume « Fede e mercato verso una via islamica al capitalismo » pubblicato dal Mulino- apparentemente impersonale, trasuda in realtà di simboli e metafore vive, poichè vivi  sono gli attori economici in esso coinvolti”.

Dall’alimentazione all’economia, dalla cultura alla politica: tutte sfere della vita quotidiana che devono unirsi e sottomettersi alla volontà di Dio secondo l’Islam. 

Costa Crociere da soli 2 mesi ha lanciato nuovi servizi per la clientela musulmana, visto che il suo obbiettivo è quello di investire su Dubai, il Golfo arabo e il Medio Oriente. Ed eccoli i nuovi servizi: sala di preghiera, tipici piatti mediorientali halal, menù, istruzioni e segnaletica scritti in arabo più l’intrattenimento e il personale di assisitenza in madrelingua.

Per quanto riguarda le nuove generazioni, gli si dà una risposta alla modenità by Occidente. Si arriva ad un compromesso: non modernizzare troppo l’Islam ma islamizzare la modernità, e islamizzare i  consumi. E così sta succedendo per diversi settori: dai social network  come facebook , al primo motore di ricerca  di nome I’m halal( letteralmente io sono lecito, pensato per gli internauti musulmani, capace di filtrare le parole dividendo le voci di ricerca in tre fasce: halal (lecito); intermedio ( sconsigliato) e haram ( proibito).  Mtv che diventa MTv Arabia dove i videoclip occidenatli vengono accuratamente selezionati nella scene haram. Questo vale per la musica, con il cosiddetto "pop islamico", che non è altro che un cocktail di musica pop occidentale e canti musulmani tradizionali, Anashid.

A questo nuovo mercato ancora sotto traccia anche se è in crescita  si aggiunge quello dell'alimentare e delle carni halal,  della cosmesi e dei farmaci. Un business che ammonterà a 500 miliardi di euro. Il trend di crescita è del 15% l'anno, in barba alla crisi che incalza. In Italia il giro di affari è stimato in circa 5 miliardi di euro, mentre in Europa la cifra sale a 50 miliardi. Questi gli ultimi dati diffusi nel corso della conferenza stampa alla Farnesina, dove è stata firmata la Convenzione interministeriale di sostegno del primo progetto 'Halal Italia', per prodotti made in Italy certificati e conformi alle leggi coraniche.

La cosmesi halal, libera da alcol e grassi animali, e che attira circa 560 milioni di dollari l’anno,  secondo gli analisti sarà il segmento che crescerà di più dopo quello alimentare. Dunque  anche qui c'é un'industria che si è già messa in moto (come per esempio la make up artist canadese, Layla Mandi, che ha creato la linea halal One Pure Skin)  cercando da Occidente di coprire questa domanda, rivolgendosi non solo ai musulmani ma anche a quei consumatori occidentali attenti alle tematiche ecologiche.

Essere un buon musulmano, significa seguire regole e insegnamenti precisi di vita quotidiana. Oltre al rapporto con Dio c’è anche il rapporto con se stessi e gli altri, la comunità, al Umma. Dunque, abbigliamento,  Alimentazione, economia , politica e rapporti umani sono intrinsecamente regolati secondo i precetti della Sharia. Ma pur non conoscendo le origine di tali scelte, cosi come non condividento l'ideologia alla base di questo modello di vita, il mercato islamically correct è ormai globale e in crescita. E nel business non c'è religione.