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Tariq Ramadan: tunisia è vittoria a metà. L’islam in Europa? ha bisogno di una vera cittadinanza

«L'alternativa deve avvenire in modo sereno e plurale, naturalmente, ma deve essere radicalmente nuova. La rivolta in Tunisia non può ancora considerarsi una vittoria piena: non basta solo la caduta di un dittatore, il sistema autarchico fondato sul clientelismo e la corruzione deve essere smontato alla radice». Radicale, un totale cambiamento. Nessun compromesso dunque. A commentare gli eventi della rivoluzione del gelsomino che ha sorpreso tutti è Tariq Ramadan, docente della Oxford University, islamista e intellettuale musulmano di fama mondiale. Una voce importante perché seguita e amata ma anche odiata da chi lo vede troppo riformatore di un Islam nuovo e più europeo e da chi, da questa parte del mondo, invece lo dipinge come "il dissimulatore musulmano". In realtà, a sentirlo, appare più che altro un musulmano pensante e parlante, un vero interlocutore alla pari. Una vera creatura e produzione dell'occidente. Un musulmano che parla lo stesso linguaggio di questa parte del mondo, con la stessa buona retorica e diplomazia, che se non si vedesse il suo volto tipicamente mediorientale lo si scambierebbe per un distinto intellettuale di Oxford. Una prova di integrazione ben riuscita. Islam e democrazia in Europa, è questo il tema sullo sfondo affrontato da Tariq Ramadan, nel dibattito tenuto dalla School of Goverment, Luiss Guido Carli. «L'Islam è una religione europea immersa nelle democrazie europee – afferma subito Ramadan per far capire come la pensa –, questo va riconosciuto altrimenti si dà spazio a teorie di scontro di civiltà. Il concetto della cittadinanza dei musulmani in Europa è dunque una realtà – ribadisce Ramadan – l'Islam è parte integrante con i suoi cittadini di prima seconda o addirittura terza generazione in Occidente. È una realtà che deve essere riconosciuta perché non è soltanto la realtà del presente ma anche del nostro futuro. Ecco perché è davvero necessaria un'etica della cittadinanza». Ma che vuol dire essere cittadini? «È paradossale che in Europa, per essere un buon musulmano europeo, è meglio che tu però sia invisibile. Che la tua diversità non venga percepita, che tu per esempio non chieda qualcosa che in qualche modo ti renda diverso. Esempio un luogo di culto». La globalizazzione dunque ci spinge in modo irrimediabilmente incontrollabile alla condivisione, ma la globalizzazione sta avendo anche paradossalmente un blocco rappresentato soprattutto dalle differenti visioni della fede, con al primo posto il "fattore islam" all'interno delle società occidentali. Il fattore Islam mette senz'altro in discussione cosa davvero vogliamo intendere per democrazia, laicità, pluralismo. Perché questi valori si misurano su quanto riusciamo davvero a convivere con il diverso. Ma la globalizzazione è anche quello che è successo in Tunisia: «Un momento storico - dice Ramadan - e sarebbe davvero bello che i movimenti di popolazione, determinati e non violenti, prendessero corpo in tutti quei paesi arabi dove c'è la dittatura e che diventassero un esempio è un percorso per un futuro migliore». E chissà allora se il cambiamento non arriverà proprio dai giovani, dai musulmani europei. Senza interferenze, senza congiunzioni. Solo in questo modo la rivoluzione potrà essere vera. Potrà diventare memoria di un popolo che vive ancora nel vittimismo perché qualcun'altro ha disegnato per lui abiti e nazioni

Commenti

Qunado la charia sarà adottata anche in Tunisia, come è gia' successo in parti d'Europa, allora per Ramadan sarà una vittoria totale.

Credo proprio che non ci siamo. A cominciare dal fatto che l'islam sarà il futuro dell'autrice del post. PEr altri è il passato.
"Creatura e produzione dell'occidente?"
Karima fa delle vere e proprie piroette con doppio slato mortale.
L'occidente non ha mai creato i musulmani, non ha mai voluto diventare araba.
Cos'è, fantastoria?
"L'Islam è una religione europea (eh?) immersa nelle democrazie europee..."
E' uno scherzo?

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