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Dove si è perso il senso del pellegrinaggio alla Mecca?

Sono morti centinaia di fedeli, altri sono in gravi condizioni, ma sicuramente con una gioia immensa nel cuore e un sogno che sono riusciti ad esaudire: il pellegrinaggio nella casa del profeta Muhammad, il Hajj alla Mecca. Solo chi è profondamente devoto può capire il sentimento e la gioia che un pellegrino porta con se in quel viaggio. Una tappa che non può essere liquidata come un obbligo da assolvere: è, invece, un sogno, un obiettivo da perseguire. Il sentimento mistico è il segreto custodito da migliaia di fedeli, che ogni anno raggiungono il luogo sacro dell’islam, seguendo passo per passo tutte le fasi che il pellegrinaggio richiede.

A poche ore dall’ennesima carneficina – dopo il crollo della Gru che ha causato altre centinaia di vittime – è doveroso ricordare i pellegrini e immaginarli con la luce e la gioia sul loro volto, insieme al mistero della fede di cui sono stati testimoni.

La loro gioia, tuttavia, è una luce che non può esimerci dal fare una doverosa analisi, che sia il più possibile lucida, sull’accaduto, tralasciando per un momento i sentimentalismi.

717 morti e 860 feriti, da aggiungere ai 107 morti e 238 feriti della scorsa settimana non sono un incidente casuale, ma un segnale d’allarme: i progetti colossali di allargamento della Mecca non stanno funzionando.

Certamente, la storia del luogo per eccellenza dell’Islam, è caratterizzata da fasi in cui si è lavorato all’allargamento degli spazi (a partire da Omar Ibn Khattab, Othman Ibn Affan, ma anche in epoca omayyade, abbaside e ottomana). Mai, però, questi allargamenti sono stati violenti come il primo e più importante, iniziato nel 1955 (per rendere La Mecca sette volte più grande, con quasi 200mila metri quadri in più), che diede il via a interventi sempre più invasivi, sino a ingoiare, in una violenta asfaltata, mura, alberi, botteghe, case e sentieri percorsi e tracciati in epoche lontane da pellegrini arrivati da tutto il mondo. L’ultimo allargamento risale, invece, al 2013: si arrivò a 1milione e 500mila metri quadri, trasfigurando totalmente La Mecca.

Questi interventi e investimenti sono sempre stati e saranno sempre presentati dai promotori come il fiore all’occhiello dell’efficienza. Non solo per la diversificazione dei servizi, che includeranno anche tanti siti indirizzati al più sfrenato consumismo, come i grandi mall e hotel di lusso, ma anche per la possibilità di accogliere sempre più fedeli nello stesso luogo.

E non importa se uno deve pregare a 10 chilometri dalla Kaaba grazie all’allargamento degli spazi: l’importante è essere lì.

E invece è proprio questo che non va e forse è ora di dirlo ed ad alta voce, dopo l’ennesimo incidente. Forse è proprio questa nuova visione del pellegrinaggio che contrasta la natura stessa del suo concetto originario: il pellegrinaggio deve essere pienamente vissuto dai fedeli, con la possibilità di vivere i momenti di questo percorso, passo dopo l’altro . La Kaaba deve colpire per emozione e grandezza e non perché custodisce il più grande orologio del mondo nel Mecca Royal Hotel Clock Tower.

Il pellegrinaggio è uno dei pilastri dell’ islam e va svolto almeno una volta nella vita, se si ha la possibilità; un sogno quasi irraggiungibile come lo descrivono i libri della storia dell’islam – e non una meta turistica gli allargamenti lo stanno portando a diventare e come molti iniziano a percepirlo, privando altri, per l’eccesso di presenze, di svolgerlo.

La sensazione è che davvero si stia perdendo la bussola, pretendendo di poter gestire più di tre milioni di fedeli, arrivati da tutto il mondo, con lingue e culture diverse. Un pellegrinaggio che consiste in una complessa procedura che richiede anche un grande sforzo fisico non indifferente.

Pensare davvero di riuscire a guidarlo con queste cifre e progetti colossali è da suicidi oltre che da incoscienti.

Il pellegrinaggio alla Mecca è un appuntamento esclusivo, un sogno che non può tramutarsi in una carneficina per un incidente di percorso. Va vissuto nella sua integrità e sicurezza e per farlo non c’è bisogno di grandi allargamenti e hotel megagalattici, ma di sicurezza e spazi misurati, perché al di là di ogni allargamento, il problema è sempre lo stesso: troppi pellegrini in un unico posto e attirati spesso da ciò che con il pellegrinaggio non ha nulla a che fare: grattacieli, super strade, super Hotel, grandi Mall.

Forse è davvero tutto troppo esagerato. È davvero troppo ciò che si sta costruendo intorno.

Il desiderio di ogni pellegrino, da sempre, è riuscire a sentire in ogni angolo del posto il passato che non c’è più, e toccare la kaaba o perlomeno avvicinarsi ad essa. Lo stravolgimento della Mecca ha già notevolmente cancellato ogni simbolo del passato ma non si può privare i pellegrini almeno di poter sognare di avvicinarvisi all’unico simbolo rimasto e difficilmente trasformabile: La Kaaba. Non c’è mall che possa sottrarli da questo desiderio. Bisogna lasciare che il pellegrinaggio venga vissuto nella sua semplicità e sicurezza. Possibile solo facendo un passo indietro, diminuendo il numero dell’accesso dei pellegrini al Hajj e fermando i colossali progetti che non hanno nulla a che vedere con il pellegrinaggio ma piuttosto con il business. Dove si è perso il vero senso del pellegrinaggio alla Mecca.