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Arriva la contro informazione sullo “Zero rifugiati” nei paesi del Golfo

La polemica su quel numero Zero, vicino al nome dei paesi del Golfo e divulgato nei diversi report che danno conto di chi partecipa all’ accoglienza dei profughi, deve aver fatto non poco male alle coscienze dei governanti dei paesi coinvolti.

Si è attivata, dopo lunghi giorni di silenzio (e si presume anche imbarazzo), la macchina della controinformazione: ora è noto a tutti che i paesi del Golfo non accolgono i rifugiati, ma ci sono stati diversi tentativi di smentire la cosa o, quantomeno, spiegarla al meglio.

 

Sul quotidiano arabo Asharq al Awsar ha deciso di parlare, mettendo tutto nero su bianco, l’editorialista Abdul  Rahman Al Rashed, intenzionato a rompere il silenzio dei media sulla questione.

In sintesi, Al Rashed, con numeri alla mano, ci ha informati che

in Arabia Saudita ci sono 500mila siriani arrivati dall’inizio della rivoluzione e che i paesi del Golfo sono i maggiori finanziatori delle organizzazioni che si occupano di crisi umanitarie, come quella in Siria.

 

La stessa notizia l’ha data un giorno dopo anche Al Arabiya, con un servizio nel Tg che ha raccontato l’accoglienza dei siriani nel regno saudita, dove non verrebbero registrati come rifugiati, bensì come stranieri.

Si trascura il fatto che non vengono registrati come rifugiati perché i paesi in questione ancora non hanno firmato la convenzione Onu per i Rifugiati: questo è un diritto in meno e non in più.

Altra questione: la condizione di straniero in questi paesi non muta mai. E mentre noi qui discutiamo di integrazione e cittadinanza, i paesi in questione non considerano di elargire e assicurare né l’una né l’altra nemmeno ai loro fratelli musulmani. Ne consegue un paradosso: è più facile per un marocchino diventare italiano che imaratino o saudita.

 

La controinformazione può dunque anche dare i dati su quanti sono entrati in questi paesi – bisognerebbe, peraltro, capire secondo quali criteri, dato che per entrare è necessario un visto non facile da ottenere, soprattutto se si proviene da zone di guerra – e quanti soldi sono stati dati in finanziamenti, ma è debole sul fronte dei diritti.

Un tassello non da poco, visto che migliaia di disperati si trovano ad essere obbligati a giocarsi la propria vita per arrivare in Europa, anche per evitare i paesi del Golfo, che cercano di camuffare questo grande paradosso dietro iniziative caritatevoli. I migranti che fuggono da guerre e povertà vogliono arrivare in un luogo dove possano aspirare a diventare cittadini con pieni diritti. Ambiscono, cioè, all’ integrazione, quella che manca nell’agenda dei paesi del Golfo, dove non si è riusciti nemmeno a inserire, ancora, quella di rifugiato.