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Più che la Mecca, la Germania

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La misericordia, migliaia di siriani scappati dai tagliagola dello Stato islamico e dalle bombe a barile di Bashar al Assad, l’hanno individuata a nord dell’Europa. Nella Germania della cancelliera di ferro, Angela Merkel, e non nella culla dell’Islam. Lì dove giace l’oro nero sotto i tappeti; lì dove ogni disgraziato dovrebbe trovare dimora per misericordia che è uno degli aggettivi di Allah, clemente e misericordioso.

Nella culla dell’islam di oggi, invece, la misericordia se l’è portata via la sabbia, forse proprio sotto l’oro nero.

E, dunque, più che la Mecca, la Germania. Un’invasione, l’hanno chiamata gli xenofobi. Una vera marcia di esseri umani che chiedono solo il sacrosanto diritto di ricominciare la loro vita lontani dall’orrore, dovrebbe invece essere. 

E allora c’è lo scatto di una fotografia, quella di Alyan, che ha gridato per le altre migliaia di bambini, uomini e donne, martiri della bestialità umana che in Siria marcia a testa alta e senza paura o rimorso.

E infine c’è un paese occidentale che con una donna, in un solo gesto, sta facendo un passo straordinario – per impatto emotivo, contesto politico e storico – ricordando quali siano i valori fondanti dell’Unione Europea; segnando la direzione politica da intraprendere se si vuole avere un futuro, e soprattutto ricostruendo una nuova memoria: ricucendo quella faglia tra il mondo musulmano e l’occidente che ha partorito in questi ultimi anni mostri come lo Stato islamico in Siria e in Iraq. Solidarietà dunque sì, ma anche molta politica estera.

Il terrorismo, il radicalismo fondamentalista, la crisi economica, quella identitaria, valoriale e per finire i cambiamenti demografici sono le parole chiave che hanno bisogno di una visione strategica per essere affrontati con realismo se si vuole costruire società pacificate. Tutte però hanno a che fare con un altra parola: Migrazioni.

L’iniziativa della cancelliera Merkel non è assolutamente una risposta a caldo dettata dalla emergenza profughi, ma è un’ intuizione con una chiara visione politica sul futuro del proprio paese, che con questa mossa si è portato avanti su molte sfide chiave del nostro secolo. 

Una scelta chiara, nella consapevolezza delle numerose minacce e nuove sfide che ci troviamo ad affrontare come comunità non solo europea ma globale. La Germania sorprende e anticipa con distacco da record trascinando gli altri paesi europei come l’Austria in questo suo nuovo cammino, ma allo stesso tempo segna un punto a favore, e non secondario, nella memoria del mondo musulmano. 

Le immagini della stazione ferroviaria tedesca, con i rifugiati siriani accolti calorosamente dai cittadini tedeschi, hanno fatto il giro del mondo, ma soprattutto tra i musulmani. Non c’è tg che non le trasmette. 

La compassione entra in scena e da nord, su un treno, pieno zeppo, di migliaia di disgraziati che si sono lasciati l ‘inferno alle spalle e finalmente hanno trovato cittadini ad accoglierli calorosamente. Una scena di umanità vera che mancava da troppo tempo. 

Quella semplice parola di “benvenuti” è stata così carica di simbolismo che ha già integrato centinaia di quei rifugiati sul suolo tedesco. Rimarrà impressa nella memoria oltre che nel cuore. Come l’immagine di Angela Merkel mano nella mano con un ragazzo siriano che ha fatto il giro delle emittenti arabe.

Più che la Mecca la Germania, perché questa brutta storia ha anche messo in luce surreali risposte di chi invece di avere una visione continua nella miopia.

La cronaca di questi mesi pullula di rimbalzi a destra e sinistra tra i paesi europei, per affrontare la questione dei rifugiati, o meglio, per suddividersi le quote per paese. Una pagina triste della nostra storia che forse solo questa parentesi tedesca potrà alleviarne l’impatto nei libri di storia. 

Ma ancora più grave è scoprire attraverso i report i paesi che in questa partita si sono presentati o meno a partecipare a questa gara di solidarietà. A parte alcuni paesi europei, quello che più conta nel racconto di questa parte della storia è l’assenza dei paesi arabi ricchi, quelli del Golfo, per intenderci. Mentre dal Marocco al Libano, i rifugiati siriani sono ormai in vario modo parte della comunità. I paesi del Golfo non ci pensano minimamente ad aprire le proprie frontiere. Certo, sono i paesi che maggiormente finanziano le organizzazioni umanitarie, si dirà, ma i disgraziati che fuggono dalla guerra in Siria, con non poche responsabilità di questi stessi paesi, non vogliono che gli si finanzi un campo profughi nel bel mezzo del deserto, come quello in Giordania, ma provare a ricostruirsi una vita e magari una casa propria, in un paese civile. 
E allora forse sì, più che la Mecca la Germania.