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Il caso Meloni-Buttafuoco: se sei musulmano non puoi candidarti

Qualche giorno fa, su Al Jazeera, si discuteva di mondo arabo e Iran dopo l’accordo sul nucleare. Si rifletteva  di che ripercussioni avrebbe avuto sulla regione, il fatto di aver aperto le porte verso il mondo, dopo anni di chiusura, all’Iran. Da Londra, Teheran e Qatar, gli ospiti di vari schieramenti hanno cercato di dibattere il tema anche con spunti interessanti finché poi la discussione si è accesa, e non sul merito, ma piuttosto sulla divisione intra-religiosa, tra sunniti e sciiti. Come e chi doveva governare in una certa area in base alla quota di sunniti o sciiti presente. Il giornalista saudita si indignava e contestava che in aree dove la presenza sciita era minoritaria, ad avere potere erano gli sciiti. Una visione arcaica e surreale che mi ha obbligato a spegnere il televisore, perché avevo la deprimente percezione che davvero la strada era ancora lunga in quel mondo se per voce di alcuni suoi intellettuali non è ancora maturata l’idea che il potere non può essere ancora pensato per fazioni e o quote, che non hanno nulla di merito se non quello dell’impronta religiosa. Un retaggio culturale che sta diventando il male assoluto, per la nascita di una democrazia che fatica a germogliare. Perché invece di pensare alla politica, il potere fatto di persone con le loro capacità, si mette avanti la loro provenienza religiosa ancora prima delle loro capacità effettive. Un fardello ormai che si porta avanti da molto tempo nei paesi del Medio Oriente e che è diventato la causa delle divisioni più acute oggi e non dell’accordo. La guerra che sta divorando quel mondo ha dentro questo virus.

Ma oggi leggo sui giornali che – non in Siria e nemmeno in Iraq, ma bensì nel nostro paese, l’Italia – c’è una accesa discussione nell’ambito della destra sulla eventuale candidatura a governatore della Sicilia di Pietrangelo Buttafuoco. Nulla di strano. E’ siciliano, di destra, molto impegnato anche nel dibattito politico sul riformismo a destra. Un vero intellettuale di quello schieramento insomma.

Unica caratteristica che mi lascia perplessa è sulle sue capacità poi pratiche di gestire il potere, perché credo che un intellettuale impegnato e schierato politicamente riesca a svolgere molto meglio il suo lavoro con le proprie idee piuttosto che entrare a far parte della macchina operativa. Ma non è certo questo il problema che si discute a destra e che mi fa parlare nella premessa di Siria, Iraq, al Jazeera, Arabia Saudita e via dicendo. Il problema è che il nostro possibile candidato, Pietrangelo Buttafuoco, è da qualche tempo diventato Jafar Al Siqilli, un convertito all’Islam.

Ecco, questa peculiare caratteristica riesce a cancellare tutto, vita e opere del nostro intellettuale e farlo diventare il “negro” della situazione, chiamando a intervenire senza mezzi termini Giorgia Meloni che spiega su Facebook:

Pietrangelo Buttafuoco è senza dubbio un validissimo intellettuale e una icona della destra, lo considero un mio amico, ma in estrema sincerità non credo sia una buona idea candidare alla guida della Sicilia una personalità che ha deciso di convertirsi all’Islam. Ognuno è libero di professare la religione che vuole, ma credo che in questi anni l’Italia e l’Europa debbano rivendicare le proprie origini greche, romane e cristiane davanti a chi vorrebbe spazzarle via. Non vorremmo dare un segnale di resa ai fanatici che rimpiangono il passato dominio arabo e musulmano sulla Sicilia. Se la Lega Nord e Matteo Salvini vorranno avere il primato di candidare un convertito all’Islam, per quanto ottimo scrittore e intellettuale, a governatore della Sicilia, Fratelli d’Italia non potrà essere della partita.

Ecco, io Al jazeera, sono riuscita a spegnerla per non intossicarmi la mente, e in quell’attimo ho pensato a quanto comunque sono fortunata qui, che dopo tutto, certi discorsi si è smesso di farli. Almeno in politica. Ma ci sono volute 24 ore per ricredermi. Evidentemente c’è sempre tempo per tornare indietro e sprofondare negli abissi.

Un segnale d’allarme lo ha dato poche settimane fa il rapporto dell’autorevole centro studi indipendente americano, il Pew, che nell’ambito di una ricerca sulle prospettive di un’Europa unita e solidale ha verificato come nei principali paesi Ue si vive il rapporto con alcune minoranze etniche. I risultati sull’Italia sono davvero imbarazzanti. Riprendendo quanto scrive in merito Claudio Giua del’Espresso:

Gli italiani hanno l’opinione più negativa nei confronti dei musulmani già presenti sul territorio nazionale: il 61% non li vorrebbe qui, contro il 56 dei polacchi e il 42 degli spagnoli. I paesi che ospitano comunità musulmane ben più numerose e hanno sofferto esplosioni di violenza terroristica di matrice islamica (si pensi al massacro di Charlie Hebdo lo scorso inverno) sono paradossalmente più tolleranti: solo il 24% di francesi e tedeschi e il 19 dei britannici danno un giudizio negativo sugli immigrati dall’area mediorientale o di religione musulmana. Stupisce che gli italiani siano tra i più antisemiti d’Europa, superati solo dai polacchi. Secondo il Pew Global Attitudes Survey, il 21% dei nostri connazionali non vede di buon occhio i concittadini ebrei, che peraltro sono qui da secoli o addirittura millenni. Gli spagnoli esprimono un’opinione negativa al 17%, mentre abbondantemente sotto il 10 sono gli antisemiti tedeschi, britannici e francesi. L’unica spiegazione è che gli italiani facciano confusione tra ebrei e israeliani, anche se non sarebbe una giustificazione accettabile.

Dunque, il problema è che il programma su Al jazeera è finito, mentre qui il dibattito melenso e ignorante che ha alla base la discriminazione etnica e ora anche quella religiosa pur se italiana doc, con il caso Buttafuoco, è appena cominciato. E non promette nulla di buono.