Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

Il caso El Hanaoui e le falle nel nostro sistema di integrazione

In questo primo anniversario della nascita dell’Is e con la lotta al terrorismo in casa nostra, abbiamo scoperto e a malincuore un mondo parallelo dell’immigrazione, quella che più fa paura perché è imprevedibile, inaspettata. Quella di chi è nato e cresciuta in Europa ma che guarda altrove, lontano, dimostrando di aver covato un odio senza precedenti, in primis verso la nuova casa, l’Occidente.

É senz’altro il caso del venticinquenne marocchino Jalal El Hanaoui, arrestato questa mattina a Ponsacco, in provincia di Pisa, con l’accusa di reati specifici di propaganda e istigazione alla Jihad. Un giovane che potrebbe rappresentare gli immigrati di seconda generazione, perché giunto in Italia con un ricongiungimento familiare all’età di 8 anni. Dopo diciassette anni di residenza nel nostro paese, il bambino di allora dovrebbe oggi avere più cose in comune con l’Italia che con lo Stato islamico del Califfo Al Baghdadi.

I Foreing Fighters di seconda generazione

A quanto pare non è così. A fronte di queste storie italiane e ai casi simili avvenuti in Francia e Regno Unito, stiamo imparando a fare i conti con il numero altissimo dei foreign figthers di seconda generazione, così come di europei doc convertiti all’islam, e stiamo scoprendo che crescere in una società libera e democratica non significa essere immuni da minacce così inverosimili come quelle dello Stato islamico. Minacce che svelano l’esistenza di falle nel nostro sistema di integrazione e convivenza con l’Islam, e portano alla luce un problema che prima o poi dovrà pur essere analizzato in profondo e affrontato.

L’altra immigrazione, quella integrata in Europa

Ma se da una parte scopriamo un mondo parallelo di immigrazione che fa paura, ed è giusto ricordare che è una minoranza, tuttavia, dall’altra occorre tener presente anche un’immigrazione che, parallelamente, corre verso l’integrazione. Quella europea. Oggi infatti la cronaca della lotta al terrorismo registra un altro cittadino marocchino nelle fila della cattiva integrazione, ma arriva anche la notizia, altrettanto significativa, su quanto il percorso e le sfide dell’Europa in tema di immigrazione e Islam siano tutte in divenire e assolutamente prioritarie. La conferma arriva dall’ultimo rapporto Eurostat che fotografa, dati alla mano, l’Europa del futuro. Come sarà? Sempre più marocchina. Non è né uno scherzo né un allarme, ma un dato di fatto, contenuto nell’ultimo studio dell’Ufficio statistico Ue, espressione di un’Europa che difficilmente fa notizia. Quella dell’integrazione e dei nostri nuovi cittadini europei, quelli che dopo anni vissuti nel Vecchio Continente chiedono e ottengono la cittadinanza. Un percorso lungo e non senza difficoltà, che ha visto predominare la comunità marocchina come la prima per acquisizione della cittadinanza.

Cosa ci dice il rapporto Eurostat sui nuovi europei

Per l’Eurostat, i cittadini marocchini sono infatti i principali beneficiari dello status di europei nel 2013, dal momento che l’84% di loro «ha ottenuto la nazionalità spagnola, italiana o francese». I dati parlano chiaro: in totale, 86mila marocchini sono stati naturalizzati cittadini europei; il 35,1% di loro ha ottenuto la cittadinanza spagnola, il 29,4% quella italiana e il 19,3% quella francese. Ma i marocchini rimangono anche i primi beneficiari della nazionalità belga, con il 17% dei naturalizzati nel 2013, e della nazionalità olandese, con il 15% sempre nel 2013.

Naturalizzazioni, il primato del Marocco

Il rapporto precisa inoltre che «quasi la metà di coloro che hanno ottenuto la cittadinanza di uno Stato membro dell’Ue nel 2013 sono diventati cittadini di Spagna (225mila persone, ovvero il 23% di tutte le naturalizzazioni in Ue nel 2013) e del Regno Unito (207mila persone, pari al 21%)». Dopo il Marocco, spiega ancora il rapporto Eurostat, «i principali beneficiari della nazionalità di uno Stato membro dell’Ue nel 2013 erano cittadini provenienti dall’India (48mila persone, di cui tre quarti hanno ottenuto la cittadinanza britannica), dalla Turchia (46mila persone, di cui il 60% ha avuto la nazionalità tedesca) e dalla Colombia (42mila persone, di cui il 93% ha avuto la nazionalità spagnola)». Dati, questi, che confermano ancora una volta un cammino parallelo dell’immigrazione in Europa, quella silenziosa dell’integrazione che batte sicuramente, almeno per i numeri, quella rumorosa della paura.

In testa anche per l’imprenditoria straniera

E infine, per concludere l’analisi di questi ultimi dati dell’Eurostat non bisogna dimenticare che la marocchina è anche quella più rappresentativa numericamente parlando, dell’Islam europeo, oltre ad essere originaria del paese che più lavora al riformismo islamico contro il fondamentalismo. In Italia è la prima per consistenza, con quasi 600mila presenze ma è anche in testa per quanto riguarda l’imprenditoria straniera. Numeri importanti che ci permettono di avere una visione più realistica della nostra immigrazione e dell’Islam con cui dovremmo confrontarci, per non farci spaventare dal primo Jalal El Hanoui, che ci lancia la sua Jihad via Facebook. La vera Jihad è quella dei milioni di musulmani che con fatica portano avanti la loro integrazione in Europa e con la cittadinanza devono sentirsi più integrati e protetti perché sono il vero esempio e modello della convivenza.