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L’istruttrice delle jihadiste che ha lasciato l’Isis

Umm Asma era una delle più importanti amministratrici dell’organizzazione dello stato islamico. Aveva il ruolo fondamentale di accogliere e istruire le donne straniere che volevano abbracciare la causa dell’Is. Era lei che le riceveva alla frontiera turca per accompagnarle a Raqqa. Le rassicurava dando tutte le coordinate del nuovo mondo che le attendeva, consegnava l’Abaya nera con il Niqab, che lasciasse intravedere solo gli occhi, e da quel momento, spogliate del loro passato, le nuove adepte entravano, e per sempre, nello stato islamico.

Su Al Alam, la tv iraniana, va in scena il racconto inedito di questa donna siriana di soli 20 anni, che poi decide di lasciare l’Is perché non conforme secondo lei ai veri dettami dell’Islam. È stata sempre lei ad accogliere, le tre ragazzine britanniche, le cui foto fecero il giro del mondo. «Erano entusiaste, felici e commosse», dice Umm Asma, «di abbracciare e entrare a far parte dell’organizzazione dello stato islamico. Come tutte le donne che ho accompagnato, e sono centinaia, tutte straniere, che arrivavano dall’Europa».

Chissà se Fatima Zahra, la jihadista italiana di Torre del Greco, non sia stata accompagnata proprio da Umm Asma. Certamente di Fatima Zahra, nel califfato, ce ne sono migliaia. L’organizzazione dello stato islamico coordina ogni passaggio e la presenza delle donne non è secondaria. Non mancano i video che inneggiano al loro ruolo e i kalashnikov che abbracciano con disinvoltura. Molte sono le donne straniere musulmane ma il dato più interessante è quello che riguarda i foreign fighters convertiti all’Islam. Anche loro vengono inghiottiti dalla barbarie, dallo scontro e il conflitto interno che sta vivendo la comunità musulmana. Anche loro, contaminati dal virus del fondamentalismo, che è stato veicolato dalla campagna salafita che dura ormai da 40 anni, e inizia a produrre i suoi frutti. I petrodollari dei Wahhabiti, che hanno finanziato migliaia di moschee per il mondo, con il marchio però del loro verbo, quello salafita, sono riusciti a fare uno straordinario e silenzioso lavaggio del cervello, trasformando tradizioni e culture diverse, in un unicum. L’Islam più oscurantista. Quello del Niqab nero, che verrà abbracciato dal Marocco alla Norvegia strappando abiti di tradizioni millenarie. Un vero lavoro di assimilazione.

Un’operazione, che riesce però alla perfezione soprattutto laddove l’immigrazione islamica è lasciata a se stessa in nome del multiculturalismo, o non riconosciuta in nome dell’islamofobia, e quindi non governata all’interno di una cornice europea. Paradossalmente, il non riconoscere l’Islam dentro le mura della propria casa, lo indebolisce favorendo l’ingresso di un attore forte che lo ricostruisce, rafforza e potenzia contro il nostro stesso interesse. Questa l’operazione salafita, fatta di moschee, corsi a Riyad per convertiti all’islam, testi religiosi gratuiti nei centri islamici e programmi religiosi televisivi che monopolizzano le idee.

«La predicazione salafita , il peso di questa corrente, è sicuramente aumentato – afferma l’islamologo Stefano Allievi – certamente non è maggioritaria, ma è aumentata e ha coinvolto anche i convertiti all’islam». I dati precisi sui convertiti all’Islam, non ci sono anche se si parla di almeno 70mila, un numero sempre in aumento, una galassia sempre più visibile sia in Italia che in Europa. Anche qui frammentata, pur se in linea di massima si tratta di conversioni colte e approfondite.

Non mancano le conversioni radicali. Basti pensare al dibattito sul Niqab integrale, un simbolo abbracciato soprattutto dalle donne convertite, in Italia, in Francia o in Gran Bretagna. Abderrahim, nome da convertito, ha appena 23 anni, la sua conversione è quella al salafismo. Senza battere ciglio, mi dice che è d’accordo che la Sharia, così come avviene in Arabia Saudita, debba essere seguita. È giusto che una donna venga lapidata per adulterio, che le mani vengano tagliate al ladro e altri deliri che fatico a credere che escano proprio dalla bocca di un giovane italiano. Ma lui è talmente convinto, che ha deciso di andare a continuare i suoi studi religiosi in Arabia Saudita. Non vedo l’ora di andarci. Abderrahim, come Fatima Zahra e molti foreign fighters conquistati dal califfato islamico.

 

di Karima Moual – Il Sole 24 Ore – leggi su http://24o.it/4K8Xn8