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Il business della speranza

Dietro le tragedie umane e la povertà c’è sempre qualche cinico parassita che ci lucra. Una di queste tragedie è il traffico di uomini. Da Sud a Nord, da Est a Ovest ci sono milioni di persone che vivono ai margini della sopravvivenza e che provano a tradurre le loro speranze in realtà mettendosi nelle mani di organizzazioni criminali. Una di queste, finalmente, è stata sgominata, grazie a un’inchiesta della procura di Catania. Si tratta di un gruppo a carattere transnazionale che operava in Italia, Libia, Eritrea e in altri Stati nordafricani, ovvero la sponda ideale per arrivare in Europa, grazie anche al caos libico. Farebbero parte di questa organizzazione gli 11 eritrei arrestati per il naufragio che ha provocato 244 morti del 27/28 giugno. Uno dei tanti naufragi che purtroppo si aggiungono alla lunga lista delle vite senza nome sepolte nel Mediterraneo.

Il business di queste organizzazioni fattura dai 3 ai 10 miliardi di dollari ed è, a quanto pare, ben integrato in vari paesi europei. Tra gli arrestati, infatti, c’è anche un esponente ai vertici dell’organizzazione catturato in Germania.

Le persone coinvolte in questa trappola il più delle volte vendono tutto quello che hanno per poter raggiungere l’Europa, e di questo ne parla in maniera dettagliata il libro di Gianpaolo Musumeci e Andrea Di Nicola “Confessioni di un trafficante di uomini” (Chiarelettere).

Insomma, non possiamo dire di non avere abbastanza storie e dati per capire il fenomeno. Quello che manca davvero è provare, in maniera capillare e organizzata, a stroncare queste organizzazioni alla radice. Questa volta ci sono riusciti da Catania, ma la strada è ancora lunga, perché le organizzazioni sono cresciute a dismisura. E la politica deve fare la sua parte. Oltre agli slogan elettorali e le invettive razziste e populiste della Lega di Matteo Salvini, sarebbe il caso di guardare in faccia il problema provando realmente a individuare una strategia politica italiana che possa coinvolgere anche l’Europa, per far fronte a questa che è ormai una grande organizzazione di criminalità che sfrutta la speranza di milioni di persone che vogliono emigrare per migliorare le loro condizioni di vita. Investire in risorse direttamente per combattere questo fenomeno. Bisognerebbe provare realmente a legare rapporti di cooperazione con i paesi di origine della maggioranza di questi flussi; studiare realmente modalità e strategie per fermare questo dramma che non riguarda solo il sud ma l’Europa, dove siamo i primi a essere coinvolti. La parola clandestini non va urlala, ma governata.