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Guerre e violenze sessuali, la verità che serve alla riconciliazione

Focalizzare l'attenzione su un tema fondamentale in tutti i contesti post-conflittuali, quello delle violenze sessuali. È il focus del convegno svoltosi a Montecitorio, questa mattina dal titolo “La verità necessaria. I processi di riconciliazione nei paesi delle Primavere arabe” . La violenza sessuale, e dunque lo stupro – non solo riguardante le donne – è diventato purtroppo sempre più un vero e proprio strumento di guerra. “Uno strumento di guerra che umilia i civili, che dilania le comunità, che lascia ferite profonde le cui tracce faticano ad essere cancellate con il passare delle generazioni” ha sottolineato la Presidente alla Camera Laura Boldrini. E non riguarda solo i paesi che oggi vivono la cosiddetta primavera araba. “Penso alla Repubblica democratica del Congo – ha ricordato la Presidente Boldrini- dove una donna su otto – due su tre nella provincia del Nord Kivu, secondo le stime delle organizzazioni presenti in loco – è stata stuprata da ribelli o soldati. Penso a quanto accaduto qualche decennio fa, durante le guerre fratricide nei Balcani, dove la violenza sessuale era una componente essenziale della pulizia etnica. Penso anche a quelle donne ed a quelle ragazze che ho incontrato a Lampedusa nel corso degli anni in cui ho lavorato per l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, l'UNHCR. Donne e ragazze che, in fuga da guerre, violenze e persecuzioni, sono state abusate durante il viaggio dai trafficanti e dagli sfruttatori. Donne e ragazze che, scappate dalle violenze nel proprio Paese, spesso si trovano a subirle ancora laddove dovrebbero trovare la salvezza.”

 

Insomma una violenza che non può più essere sottaciuta. L'incontro infatti s'inserisce – spiega la Boldrini – nel quadro di un rinnovato impegno, da parte della comunità internazionale, a porre fine alle violenze sessuali nelle situazioni di conflitto armato, violenze riconosciute fin dal 2008 – quando venne approvata una importante Risoluzione del Consiglio di Sicurezza sulle donne, la pace e la sicurezza – come 'crimini di guerra, crimini contro l'umanità o atti costitutivi rispetto al genocidio'. Sulla scia di una nuova campagna di sensibilizzazione promossa in ambito multilaterale, una settimana fa è stata infatti approvata una ulteriore Risoluzione del Consiglio di Sicurezza su tale tema. Nel testo, che richiama i precedenti documenti approvati dalle Nazioni Unite e le iniziative messe in campo per combattere tale fenomeno, si fa riferimento, in maniera forte ed innovativa, a tutte le vittime di tali violenze. E allora la sala del Mappamondo a Montecitorio si trasforma. Diventa in un attimo intima e informale. Il luogo del racconto. Toccante a volte straziante per la crudeltà dei fatti, con le testimonianze in prima persona di coloro che hanno subìto la violenza nella Libia di Gheddafi. Si susseguono al microfono, vogliono parlare, denunciare. Avere almeno la libertà di raccontare l'atrocità subìta. La testomonianza più forte è quella della donna con il volto e il corpo coperti dal niqab, l'abito tradizionale islamico che lascia solo gli occhi scoperti. Si precisa che è portato solo per mantenere l'anonimato. Poi il racconto con voce tremante di giorni di stupri, sevizie, scosse elettriche che le hanno fatto prima perdere il bimbo che aspettava, poi l'hanno resa sterile. E' stata arrestata dopo che lei ed alcune amiche erano state riprese da Al Jazeera mentre invitavano le altre studentesse a scendere in piazza contro Gheddafi. Poche ore dopo, iniziava il suo calvario. ''Mi hanno arrestata, e tenuta nuda per tutto il tempo. Gli stupri erano continui, poi le scariche elettriche. Chiedevo che chiudessero la porta almeno quando dormivo. Le mie amiche, non le ho piu' viste. E la mia famiglia che mi dice, se non ti fossi messa a fare i proclami oggi non ti sarebbe successo nulla'', racconta commuovendo la platea.

Ma il racconto non basta a ricucire le ferite, per questo si prova ad andare oltre. Con una proposta di legge libica che intende equiparare le vittime delle violenze sessuali avvenute durante il conflitto del 2011, nonché le vittime degli abusi perpetrati in maniera sistematica durante gli anni del regime di Gheddafi, alle vittime di guerra, risarcendole per quanto subìto e fornendo loro assistenza. Basterà? Sicuramente no, ma al meno ci si avvia per una riconciliazione.