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Elezioni 2013 (con gli immigrati in politica)

Ci siamo. Arrivati in piena campagna elettorale, con gli schieramenti politici già posizionati con le loro idee e il loro programma da Destra a Sinistra passando per il Centro con l'agenda Monti. Economia, crescita, scuola, lavoro, cultura, giovani, ricerca, diritti e via scorrendo. Sono molti gli argomenti messi al tavolo con diverse ricette quasi da tutti gli schieramenti.

Ce n'è uno però che fatica ad entrare e posizionarsi come priorità programmatica, senza servire – come, ahimè, abbiamo imparato dai governi precedenti, senza eccezione alcuna – solo a scopi propagandistici pre-elettorali prima di finire nel cassetto nel corso della legislatura. E' il tema “immigrazione”. Un fenomeno ormai stabile, che però viene ancora trattato in chiave emergenziale. Basti pensare alla legge sulla cittadinanza che risale a più di due decenni fa e che nonostante sia diventata anacronistica, non è ancora stata modificata. Per non parlare della legge Bossi-Fini: quest’ultimo, il suo co-fondatore è riuscito a cambiare partito e le sue stesse idee rispetto al problema, ma non è riuscito a fare nulla per riscrivere la sua legge. Inutili poi sono stati gli appelli dello stesso presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che ha cercato in diverse occasioni, e non da ultima quella del discorso di fine anno, di sensibilizzare il Parlamento e tutto il mondo politico alla questione. Nulla difatto. Siamo ancora a mani vuote.

Certo è che rispetto alle aspettative siamo ancora lontani anni luce dalla Francia, dove il portavoce del governo è la giovane marocchina Najat Vallaud-Belkacem ed esistono più ministri di origine straniera. E siamo distanti anche dalla Norvegia, dove Hadia Tajik, ventinovenne musulmana, è da settembre il ministro della cultura norvegese solo per fare qualche esempio europeo. 

Tuttavia ci riproviamo o almeno ci speriamo, perché se la politica italiana non è al passo con i tempi, gli immigrati di tempo ne hanno avuto abbastanza per mettersi in pari e oggi non sono più soli. Il tempo non perdona e soprattutto non aspetta. Siamo infatti arrivati ai “nuovi italiani”, le cosiddette seconde generazioni, i figli degli immigrati. Nati o cresciuti in Italia, sono 600mila e fanno parte di una schiera di 5milioni di persone che vengono inclusi nella voce “immigrati”, nonostante non siano mai emigrati.

Di costoro, il Pd ne candida quattro: è una notizia importante. Sono Khalid Chaouki, giornalista e responsabile Nuovi Italiani del PD; Cecile Kyenge, medico e responsabile immigrazione in Emilia-Romagna; Nona Evghenie, consigliere comunale di Padova e Fernando Biague, ricercatore universitario di Bressanone. Con ogni probabilità alcuni di loro ce la faranno ad entrare in Parlamento. Ma oltre a loro in questa campagna elettorale cercheremo di seguire tutto quello che accadrà e verrà detto o promesso rispetto al tema “immigrazione”.

Dai programmi elettorali dei vari partiti ai candidati di origine straniera, al coinvolgimento di chi da immigrato sente comunque la politica italiana come anche affar suo.

  • zil |

    Un ottimo ritratto dell’Italia sotto elezioni da parte dell’Anonima Armonisti…

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