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A Fès la musica è sacra

«Incantare di nuovo il mondo» è il titolo della 18esima edizione del Festival de Fès des Musiques Sacrées du Monde, in corso nella città marocchina fino al 18 giugno. Una manifestazione la cui vocazione è quella di mettere le arti e le spiritualità al servizio dello sviluppo umano, della società e del riavvicinamento tra i popoli e le culture. Un obiettivo ambizioso che vede impegnata proprio Fès, città che per molti secoli fu capitale politica e intellettuale del Mediterraneo, diventandone uno dei più importanti centri di incontri e di scambi. Questa culla marocchina di civiltà, contaminazioni e incontri ha tradizioni culturali con radici lontane: qui Silvestro II, papa dal 950 al 1003, soggiornò in gioventù per svolgere i suoi studi, che l'avrebbero portato a introdurre le cifre arabe in Europa. Il medico e filosofo ebreo, Mosè Maimonide (1138-1204), insegnò alla prestigiosa e antica università di Fès al-Karaouine. L'opera del filosofo è un meraviglioso paradigma della simbiosi fra le culture giudeo-islamiche, nata all'inizio del millennio in Andalusia e la cui influenza ebbe una forte eco anche nella città marocchina.
La manifestazione ebbe origine – spiega il direttore della Fondazione Esprit du Fès, Faouzi Skali, che ha creato la kermesse – durante la guerra del Golfo del '90. «Sembrava allora che il conflitto non riguardasse solo i Paesi e le ideologie, ma anche le identità culturali. L'Islam era percepito come una forma di estremismo, mentre è una civiltà ricca di valori, filosofia, arte e con una storica capacità di dialogo». Proprio perché il Marocco esprime bene questa potenzialità si è pensato di contrastare questo «clash delle civilizzazioni» ambientando qui il Festival delle musiche sacre del mondo. «La musica – precisa ancora il direttore della Fondazione – conosce un linguaggio universale e ogni cultura è libera di esprimere il suo concetto di sacro: dal festante gospel americano, alla sapiente musica induista del Vedanta, alla più interiore musica Sufi». 
«Incantare di nuovo il Mondo», il titolo di questa edizione, suona poetico, ma sottende anche l'impegno a tentare di avviare una riflessione sulle cause profonde delle mutazioni che attraversano il nostro mondo attuale, tanto sul piano ideologico che politico e sociale. La kermesse ospita infatti anche un Focus il cui titolo è emblematico: «Un'anima per la mondializzazione», in cui si riflette sulla dittatura del razionalismo che ha portato al totalitarismo economico e finanziario con le conseguenze sociali, culturali, umane che non si possono più ignorare. «Incantare di nuovo il mondo» si traduce dunque in impegno e auspicio di intravedere le possibilità di nuovi sviluppi, reagendo all'idea che l'attuale scenario politico ed economico sia frutto di fatalità, ritrovando la libertà di spirito attraverso la poesia, la ricerca del bello, l'arte di vivere. Proprio per questo la rassegna omaggia Omar Al Khayyam, poeta, uomo di scienze, filosofo, figura spirituale da cui ci dividono più di dieci secoli e le cui quartine, Rubiyat, illuminazioni poetiche, hanno tante cose da dirci. Il festival ospiterà nella medina storica personaggi da tutto il mondo: da Bijork a Joan Baez, artisti maghrebini come Abderahim Souiri, Ihsan Rimiki, Wadie el Safi, indiani e pakistani come Anuj Mishra, Sanan Marvi.