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Spero che voi siate diversi

Io e mio figlio siamo in anticipo di mezz’ora rispetto all’appuntamento. Quale luogo migliore per aspettare che in un parco giochi? Lui, quasi tre anni avvista il luogo immediatamente, riprova a chiedere se può andare sulla metropolitana e alla risposta negativa, ripiega sul parco.
Piazza Re di Roma, giovedì 19 aprile, ore 15. Al parco c’è una bimba sull’altalena, sua madre la spinge e ci gioca. Mio figlio invece gioca con gli scivoli, sale, scende, prova diverse posizione “guarda mamma a testa in giù” e ride. Arrivano altri due bimbi, più grandi, giocano tutti. Non guardo l’altra gente, ho occhi solo per il mio bambino. Mi sento un po’ sciocca e decido di sedermi su una panchina, prendo distanza da lui, che gioca da solo. Solo allora mi accorgo di una signora che mi fissa. Non ci faccio caso, mi giro. Lei comincia a urlare “Andatevene via, brutte scimmie. L’invasione dell’Europa da parte delle scimmie deve finire!!” Urla e inveisce. Cerco di non dargli troppa attenzione, l’esperienza mi ha insegnato che un provocatore, cerca appunto, di provocare in te una reazione. Urla ancora. Vedo che i genitori chiamano i figli, altri vanno via. Mi giro verso mio figlio, paralizzato, lei continua a urlare “Negri di merda, si tu bambino di merda che mi stai guardando” Ecco lì ho dovuto tirare fuori tutta la razionalità e civiltà che alberga il mio corpo per non reagire. Sono andata da mio figlio e gli ho spiegato che la signora non stava bene, che era molto malata e che non diceva sul serio. Ho cercato di chiamare la polizia, un signore fuori dal parco mi ha detto che stavano arrivando, che lui li aveva già chiamati.
Una madre con una bimba nel passeggino mi si avvicina e mi dice, io ti capisco, mio marito è etiope e la mia altra figlia e nera. Ero impassibile, cercavo di distrarre Felipe, che mi si era appiccicato al collo, ed ero determinata a non andarmene, almeno finché non arrivasse qualcuno che portasse via l’urlatrice. Ho pensato e forse detto, che quella signora potrebbe essere un pericolo per gli altri, era forse ubriaca e se per caso, forse inseguendo un piccione mio figlio le andava vicino? Poteva aggredirlo? Potrebbe aggredire qualsiasi bambino inaspettatamente.
La polizia è arrivata e noi ce siamo andati. Siamo arrivati al nostro appuntamento e la giornata è preseguita senza modifiche. 24 ore dopo l’evento mi ha travolto. L’idea, il pensiero di ciò che dovrà passare mio figlio, solo perché nero, mi sconforta. Forse non è cambiato niente da quando è nato mio padre, da quando sono nata io. Sono pronta all’idea che lo insultino a scuola, che lo escludano dai giochi, che la politica faccia demagogia sulle sue spalle, ma non sono pronta alla maltrattamento gratuito da parte degli adulti. Crescerà forte, come me, ma come me, quando vedrà i suoi figli aggrediti, si sentirà debole ed indefesso.
Tahar Ben Jelloum, nel suo libro “Il razzismo spiegato a mia figlia” dice che il razzismo è dentro di noi e sta a noi saper eliminarlo, deviarlo, evitarlo. Qualche amica mi dice che oggi è meglio di qualche anno fa, ma io credo di no, i nuovi imbarazzismi di Kossi Komla-Ebri sono diventati la regola e il velo che sembrava di ipocrisia, ma che forse erano solo buone maniera è caduto. Nove anni fa, quando l’allora onorevole Buttiglione inveiva verso i “bastardi”, un neo direttore di una piccola ma importante testata giornalistica mi disse “non succederà a tuo figlio”.
Quante persone razziste ho intorno? Quanti dei miei amici pensano che gli stranieri dovrebbero andarsene? Quanti si nascondono dietro il “ma voi siete diversi”? quanti pensano “ma voi siete belli”? come si fa ad odiare gente “bella” come voi?

 

Lia Davis

per Zmagria

  • Mycroft |

    Volevo comunicarti il mio sostegno. Anch’io come “Uniti!” risiedo all’estero ed è questo il motivo per cui posso capire, forse meglio di altri, il tuo stato d’animo. In ogni caso io sono orgoglioso che l’Italia si arricchisca di persone valide come te, checché ne dicano gli altri.

  • calò |

    che dire mi vergogno, odio gli insulti gratuiti a sfondo razzista per di più se il tuo obiettivo non ti da alcuna ragione per farli. Ah se in quel parco ci fossi stato anche io presente avrei sicuramente due due parole a quella…

  • Uniti! |

    @Karima,purtroppo questa è una triste realtà. L’immigrazione è un fenomeno enorme e complesso, capace di cambiare il volto di una società. Se in meglio o in peggio, sta a noi deciderlo. Da italiano che ha vissuto e vive all’estero fa male sentire di episodi del genere. Pero’ ho sempre cercato di comprendere altresi il punto di vista degli indigeni del luogo. Esistono numerosi problemi che possono derivare da un’immigrazione eccessiva e non regolamentata, e che possono recare danno alla società, ma anche ferire la dignità stessa degli immigrati e ancora di piu’ quella degli indigeni più deboli. Pertanto programmazione dei flussi e integrazione degli immigrati sono fondamentali.

  • Rabo |

    Gli uomini si sono sempre spostati da una terra all’altra, da un continente all’altro in cerca di condizioni migliori di vita. È cosí da millenni e sarà sempre cosí. Sono processi naturali (ed ineluttabili !), che chi insulta e grida al mondo la propria debolezza e frustrazione non può fermare.
    Un’altra nota
    Sono sicuro che il bambino vittima dell’aggressione verbale crescerà nell’amore e nel senso di giustizia mentre il bambino della persona che gridava ed inveiva crescerà circondato da odio e da stupidità. Inutile chiedersi chi dei due sarà piú felice.

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