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Così in Occidente nasce il nuovo Islam politico

È la comunità islamica, spiega il rapporto Caritas, la più numerosa (dopo i cristiani) tra gli immigrati in Italia. Una comunità che partecipa spesso anche alla vita dei Paesi d'origine. E proprio il prevalere nella nostra penisola, nelle ultime elezioni tunisine, del partito islamico permette di evidenziare un fenomeno importante su questa comunità e non solo. Ci dice una cosa: che il vero islam politico prenderà forma e si rafforzerà dall'Occidente.
Le comunità tunisine all'estero hanno dato un sostegno importante al partito filo islamico Ennahda. Dalla Francia, innanzitutto, dove risiede la più grande comunità tunisina all'estero (500mila persone secondo le stime): qui gli islamisti sono stati di gran lunga il primo partito aggiudicandosi 4 seggi su 10. Ma anche l'Italia non è stata da meno con 2 seggi.
Ciò la dice lunga sulla comunità islamica in Occidente e non meno su come sono andate le politiche d'integrazione verso questa comunità religiosa. La riscoperta delle origini – come insegna soprattutto l'esperienza francese – è un fenomeno complesso che ha avuto modo di elaborarsi scontrandosi con la società occidentale ospitante da almeno due decenni. Tuttavia una più forte tendenza in questo senso, evidenziata anche dall'affermarsi di un'attivismo associativo che è in qualche l'inizio di un cammino politico, ha una data ben precisa: l'11 settembre.
Da quel momento la comunità islamica in Occidente ha vissuto lo shock di essere identificata come il nemico in casa, con la conseguente rottura e disintegrazione del contesto sociale in cui viveva. Dallo shock si è poi passati per reazione e per difesa alla ricerca e all'approfondimento di quello che è l'Islam: una sorta di conforto identitario. La terza e ultima fase è stata quella dell'autorganizzazione politica. Che poi si è manifestata con chiarezza in queste elezioni tunisine.
Ma è proprio nella seconda fase, la più cruciale, che s'infiltra e trova linfa un l'Islam politico nuovo. Un Islam contemporaneo e cosmopolita che ha come modello la Turchia di Erdogan, passata dal vecchio e detestato impero ottomano al laicismo di Ataturk, per approdare a un Islam politico moderno, capace di dialogare e competere con l'Occidente. Tuttavia anche se il modello è un Islam "moderato", si nutre, dall'esterno, di ideologie tradizionaliste se non fondamentaliste (ex Fratelli musulmani, salafismo) e solo in una seconda fase viene rivisitato in una chiave più soft. Per cui non stupisce che attragga anche i più giovani. Non stupisce che questa religione non abbia subito il declino di relegarsi ai soli "vecchi".
Prendendo come spunto l'ultima ricerca sulle seconde generazioni di musulmani in Italia – realizzata dalla Makno di Mario Abis e dall'associazione Genemaghrebina – c'è un ulteriore conferma: si rileva quanto questi giovani siano lontani dalla politica italiana ma vicini all'associazionismo islamico. Osama el Seghir, eletto in Tunisia dall'Italia in quota Ennahda, era il presidente dell'Associazione Giovani Musulmani in Italia.

Il voto islamico dall'estero, dunque, non è altro che una piccola istantanea di quello che è diventato la comunità musulmana in Occidente: una comunità orgogliosa. Orgogliosa della sua cultura identitaria e soprattutto della sua islamicità. È un Islam nuovo, con cui dovremo confrontarci in Occidente e da Occidente verso i paesi arabi. È senz'altro un movimento di Destra demoislamica che avanza. Ha una coscienza islamica molto forte, ma anche un sentimento democratico che bisogna saper comprendere e magari aiutare a crescere. Il rischio, invece, sarebbe se nel caos si lasciasse spazio ai movimenti islamici più fondamentalisti.

  • Elvio Bordignon |

    Ho letto solo oggi il suo articolo, proprio in concomitanza con il premio “”Roma per la pace”” consegnato a Lina Ben Mhenni. Da cristiano cattolico, trovo che si debba temere lo pseudo-nuovo Islam che avanza silenzioso (almeno in Europa). Per la verità sono giovani istruiti dai vecchi. Aggiungo anche che nessuno deve imporre il proprio credo religioso, nemmeno la Chiesa cattolica. Semmai farlo conoscere, questo non fa male a nessuno. Piuttosto, fondere la religione con la politica è pericoloso. Se la politica, intesa come prodigarsi per il bene comune, riprende dei passi della Bibbia riguardanti il rispetto per gli altri sta bene, ma purtroppo non è sempre così perché spesso si sfocia nell’arroganza e nella prepotenza. Non si devono alzare le barricate e i muri, ma al contrario aprirsi al dialogo. Solo questo salverà l’Occidente. Diversamente prepariamoci (causa ignoranza e paura del diverso) a una caccia alle streghe che ci porterà, in poco tempo e senza tanta retorica, a una guerra santa senza esclusione di colpi. Ai giovani come noi di tutte le razze e religioni, la grande responsabilità di non appoggiare gli adulti e i loro proselitismi fatti solo per interessi personali.

  • Tara |

    la storia non è tanto quella degli altri che considerano gli islamici “nemico in casa”, ma quello della scarsa capcità di essere “assorbite” di tali popolazioni. Troppe differenze. Non è bello scoprire che la propria religione, super rilevata, il non plus ultra, in realtà non offre niente che gli altri, con almeno 500 anni di evoluzione culturale come differenza, apprezzino. Basta guardare lo scarso “successo” degli arabi in Francia.
    Fai male ad rinfocolare questa storia trita perché l’islamico che legge ci crede pure di essere supervittima che in realtà non è.

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