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Contro i veri burqa non basta una legge

Mentre nei centri per gli immigrati esplodono le rivolte, gli sbarchi proseguono e nel Mediterraneo si continua a morire, torna in quest'estate difficile, come un cult di cui ormai diventa difficile fare a meno, il burqa.
La commissione Affari Costituzionali ha infatti dato un primo via libera al ddl sul divieto di burqa e niqab. Come se questo fosse uno dei temi prioritari per il Parlamento di un Paese alle prese con una delle più difficili crisi finanziarie degli ultimi decenni. E come se la questione immigrazione ruotasse intorno a questa usanza barbara che in Italia riguarda circa una trentina di donne in tutto. Di cui alcune italiane convertite all'islam!
Il burqa è l'indumento afgano che copre volto e corpo integralmente. Una vera gabbia fatta a indumento. Noi italiani abbiamo imparato a conoscerlo non perché abbiamo incontrato donne che lo indossino per le nostre strade, ma attraverso le immagini dell'Afghanistan e della guerra ai talebani.
In quelle immagini abbiamo visto di quale malvagità l'uomo può essere capace. La segregazione delle donne. Tutte, senza distinzione, piccole o grandi. Donne senza scelta.
Ma in Italia di burqa non se ne vedono. Dietro alla lotta al burqa, in realtà, c'è la lotta al niqab. Indumento tradizionale nero, che lascia intravedere solo gli occhi, usato dalle donne dei paesi del golfo, per esempio l'Arabia Saudita, ma arrivato negli ultimi 20 anni un po' ovunque, anche grazie alla globalizzazione, dai paesi del Maghreb fino all' Europa attraverso l'immigrazione. E non perché vada di moda. Ma perché dietro al Niqab c'è un'ideologia ben precisa, un modo di essere musulmani che si rifà al Salafismo.

In Italia è una pratica che coinvolge qualche decina di donne. Ma un seguito si è registrato in particolare tra i convertiti in Europa, che abbracciano l'islam duro e puro; e tra una parte delle nuove generazioni cresciute in Europa che trovano conforto per la mancata integrazione in un'identità persino più arcaica di quella dei genitori. Simbolo di questa tendenza sono le giovani ragazze maghrebine di terza generazione in Francia, giovani e con il Niqab, che ebbi occasione di conoscere nella facoltà Orientale di Parigi. Altra scelta di studi per scoprire le proprie origini.

Ecco quel che c'è soprattutto dietro a questa tendenza in Europa. Nella stragrande maggioranza è una scelta, che la possiamo condividere o no. Non si tratta della segregazione in cui si trovano le donne in Arabia Saudita piuttosto che in Afghanistan. Il contesto occidentale trasuda di libertà. Iniziamo allora a chiederci perché nella libertà si sceglie la gabbia. In cosa abbiamo fallito? Cerchiamo di capire cosa c’è che non sta funzionando, iniziando proprio a giocare a volto scoperto, e dire che stiamo lottando contro un’ideologia. Un’ideologia che nega i nostri valori, che giustamente non ci piace. Ma che è spesso scelta in libertà, anche se è un’idea di libertà che non ci convince. Questo sarebbe già un passo importante, perché ci permetterebbe davvero di combattere con le idee e forse riusciremo meglio a convicere, conquistare e avere seguito anche nelle file portatrici di idee diverse.  Tutto questo però ha bisogno di un lavoro serio, e non di nascondersi dietro a slogan. Per onestà intellettuale e per il rispetto di chi invece davvero soffre l'oppressione in quesi paesi dov’è la regola e legge.

Perciò è forse cogliere solo una parte di verità quando si sostiene che «il velo integrale non è mai una libera scelta delle donne: vietarlo nei luoghi pubblici vuol dire restituire la libertà alle donne immigrate». Parole del ministro delle pari opportunità Mara Carfagna.
La lotta che si sta attuando è più che altro simbolica e folcloristica, visto che di emergenza non si tratta. Ancora una volta non si va al nocciolo della questione. Ancora una volta la si camuffa dietro al tema  immigrazione, che non c’entra nulla. Perché questa è tutt’altra battaglia.

In tema di immigrazione si preferisce fare una politica di slogan piuttosto che una politica che abbia il polso di quella che è la realtà degli immigrati in Italia. Combattere le usanze arcaiche e discriminatorie significa innanzitutto lavorare per l'integrazione: a cominciare dal riconoscimento dei figli nati in Italia e dalla crescita culturale dei tanti mariti e padri padroni. Questa è integrazione. Altro che 30 donne con il Niqab (per di più italiane convertite). Il vero burqa è quello che si continua ancora a mettere sul dossier immigrazione.

  • Ifix |

    Perfetto.Tutto chiaro.Ma rimane il fatto che un adulto a volto coperto in un luogo pubblico non ci può andare!!Punto e basta!!Non mi interessa sapere se lo fa per libera scelta.Non si può!!

  • liberospaziomentale |

    Mi ha fatto molto piacere leggere questo Post. Da’ una visione chiara, su un tema che spesso si finisce col guardare attraverso i filtri del preconcetto e dell’ignoranza.
    Confesso infatti di aver finalmente letto risposte ad alcuni dubbi che non riuscivo a dipanare.

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