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“Via Padova- istruzioni per l’uso”, alla Triennale di Milano

È un film documentario sul mondo dell’immigrazione in Italia di questi ultimi anni. Si parte da una via (e ce ne sono molte altre in Italia) che rappresenta al meglio una buona parte dei nostri immigrati: quella fatta dagli ultimi arrivati. Ce ne rendiamo conto ascoltando le loro testimonianze, le loro storie e le loro speranze.

Volti senza nome, che si esprimono con difficoltà, di chi in bocca sente di avere una lingua lenta, perché con difficoltà riesce ad esprimersi in un italiano comprensibile. Ma è l’immagine, che più di altra cosa riesce a farci entrare nella loro vita.

Ci sono insofferenza e nostalgia: “Mi manca il mio paese, voglio tornare al paese, dove trovo sempre il pesce fresco, e poi la frutta è buonissima al mio paese, non è come qui” dice una donna. Ma c’è anche speranza: “Voglio far studiare mia figlia perché diventi una dottoressa”.

E poi sacrificio: “Con il lavoro da badante mantengo in Romania le mie nipotine e il loro studio. Una di loro è asmatica, mi piacerebbe portarla in Italia per farla visitare dai dottori qui. Dicono che sono più bravi, magari riusciranno a farla guarire.”

“Lavoro tutti i giorni per aiutare i miei genitori in Equador” racconta un’altra donna.

C’è poi la presa di coscienza di chi rivendica il suo status di cittadino. Grazie ad una più completa conoscenza della lingua italiana, il volto dell’interlocutore “immigrato” si trasforma. É più sicuro, la sua lingua è più veloce e chiara: “ Perché, quando si tratta di parlare o prendere delle decisioni con un immigrato, lo si tratta come un minorenne? In Italia la verità è che l’immigrato è un perenne minorenne”.

Con molta semplicità e discrezione, Anna Bernasconi con una piccola telecamera alla mano, insieme a Giulia Ciniselli, ha osservato, ripreso e testimoniato una realtà difficilmente rappresentata oggi nei media per quello che è. Senza pregiudizi.

È partita da un luogo emblematico, un luogo dove si manifesta la crisi di convivenza. È entrata nel cuore di una via particolare di Milano, una Milano inconsueta: via Padova, uno dei luoghi più emblematici della dialettica tra flussi e luoghi. Una strada che abbiamo imparato a conoscere dai media, soprattutto tramite i fatti di cronaca.

Le immagini iniziano dai movimenti degli abitanti di un condominio: convivenza difficile, chiasso, sporcizia, vite e mondi che si incontrano e si scontrano. Ma c’è anche chi in tutto questo intravede ricchezza. E’ un italiano con due figli: “A me piace vivere e far vivere i miei figli qui. E’ difficile lo so ma, cavolo, loro così cresceranno davvero e capiranno più di altri come gira questo mondo”.

Bisogna cercare di abitare la contraddizione, perché c’è una grande domanda di coesione sociale. In poco tempo, alcuni quartieri hanno subìto una grande trasformazione etnica e questo ha generato a volte un incattivimento. Per rispondere a questa trasformazione bisogna iniziare a conoscere e conoscersi. E in tal senso la settimana di “Frammenti Sociali”, tra racconto e rappresentazione, si è aperta alla Triennale di Milano con il film documentario su via Padova e per tutta la settimana verranno proiettati altri documentari sul tema. É un buon inizio.

Karima Moual

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