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Caro Ministro… e Brunetta risponde, ai tempi di facebook

Oggi vi voglio raccontare una storia a lieto fine.

Un giovane ragazzo di 2G, Ismail Ademi 26 anni, origine albanese ma cresciuto in Italia. Uno di quei tanti ragazzi che se non guardi la loro carta d’identità “non valida per l’espatrio”, ma li senti solo parlare, diresti che sono bergamaschi piuttosto che romanacci. Ebbene uno di questi ragazzi, ha fatto un’azione davvero degna della gratitudine, non solo dei 4milioni di stranieri in Italia, ma di tutti gli Italiani. Un gesto di partecipazione attiva al miglioramento della società in cui viviamo, poiché sia inclusiva e non esclusiva. Un “non ancora italiano” che si sente e vive da italiano, come lui stesso dichiara nella lettera aperta inviata direttamente al Ministro :

 

“Caro Ministro Brunetta,
da un po’ di tempo mi chiedevo quando sarebbe arrivato anche in Italia il momento di poter dialogare in modo proficuo con l’amministrazione pubblica in via telematica. Finalmente, dopo anni di attesa, ho saputo che a partire dal 26 aprile 2010 il governo italiano ha reso possibile per il cittadino il servizio di posta elettronica certificata. Ma che bella notizia, finalmente, se pur in modo lento, qualcosa si muove. Sono nato in Albania e cresciuto in Italia, ho studiato qui, parlo, scrivo e capisco la lingua italiana molto bene. Sono sempre stato d’accordo con quelli che mi dicevano che per potermi integrare dovevo imparare bene la lingua del paese che mi ospita. Mi sono spinto oltre e , da buon aspirante cittadino, ho studiato molto anche le varie culture che compongono l’Italia. In questi anni ho regolarmente pagato le tasse, sperando che un giorno anche io potessi dare la mia opinione, attraverso il voto libero, su chi poi queste tasse le dovrebbe gestire. Insomma ho fatto tutto il percorso che penso anche lei possa condividere. Stranamente, tutto ciò non è bastato a farmi rientrare tra quelli che possono usufruire di tutti i servizi che questo stato offre. Il 26 mi sono collegato a internet, perché anche se immigrato, ne usufruisco molto, per potermi munire anche io del mezzo di comunicazione del ventunesimo secolo tra pubblica amministrazione e cittadino; dimenticando che ancora non sono cittadino. La procedura mi impediva la registrazione, facendomi notare un errore di tipo generico, dal quale non evincevo il motivo. Allora ho chiamato il numero verde e subito non ho potuto comunicare, in quanto diceva : “digitare 1 se è cittadino, digitare 2 se è una pubblica amministrazione”. Dichiarando virtualmente il falso, ho digitato 1 e la voce del telefono mi ha spiegato che il servizio è riservato solamente ai cittadini italiani maggiorenni. Ma una persona che è nata e cresciuta in Italia, che ha studiato qui, che frequenta magari gli oratori cattolici del proprio paese, che fa volontariato, lavora e paga le tasse, continuerete a discriminarlo a norma di legge all’infinito? Ma i 5 milioni di immigrati che lavorano, pagano le tasse, fanno impresa e contribuiscono all’irrobustimento del PIL che il suo governo deve gestire, non li prendete proprio in considerazione? Ma come può parlare allora di meritocrazia, integrazione e rispetto delle regole, quando il governo discrimina in prima persona? Spero che questa sia stato un errore tecnico e che possa essere possibile anche per uno come me, che vorrebbe essere cittadino, ma grazie a normative al limite dell’assurdo non lo può fare, che almeno si possa usufruire dei soliti servizi dei nostri “concittadini autoctoni di stirpe italica.
Ismail Ademi.”

Bene, il nostro Ismail, da giovane e buon internauta, ha pubblicato la sua lettera anche su facebook, taggando nella nota i diversi amici interessati al tema, tra cui l’On. Sarubbi. Tempo di leggerla ed ecco che l’On. Sarubbi lo chiama, gli passa Brunetta e lui riceve le assicurazioni del Ministro che si sarebbe immediatamente posto rimedio al vuoto normativo, modificando la legge.

"Caro signor Ademi,
ho letto con interesse la sua lettera e condivido le Sue considerazioni. Penso sia giusto che i processi di innovazione e di modernizzazione della Pubblica Amministrazione debbano andare a beneficio di tutti coloro che vivono e lavorano nel nostro Paese, indipendentemente dalla loro cittadinanza. Oggi l'estensione del servizio Postacertificat@ a chi, straniero, risiede in Italia è impedita dalle previsioni di legge. E' tuttavia mia intenzione modificare quanto prima questa situazione. Fin dai prossimi giorni presenterò al Parlamento una modifica normativa che dia la possibilità di usufruire del servizio a tutti coloro che, lavorando onestamente, contribuiscono alla crescita del nostro Paese. Inoltre, in attesa che cambino le norme, mi impegno fin d'ora a individuare le soluzioni tecniche che siano in grado, già dai prossimi giorni, di consentire il rilascio del servizio ai residenti che non sono cittadini italiani".

Che dire? Come non investire e credere nelle potenzialità di queste seconde generazioni, in attesa di essere finalmente riconosciute?

  • labandadeibroccoli |

    fa riflettere il fatto che molti autoctoni non sappiano neppure cos’è la posta certificata e non sentano neppure il bisogno di informarsi…figuriamoci poi di interagire con le amministrazioni..per fortuna ci sono questi giovani delle seconde generazioni che spesso si sentono e si coportano sono molto più di noi da cittadini.
    speriamo che si sia veramente messo in atto un processo virtuoso con brunetta e che non sia il solito discorsetto politico che non arriva a nulla.

  • lucalob |

    sembra un buon segno, c’è da sperare che la stessa solerzia dimostrata dall’On. Sarubbi pervada tutta la macchina legislativo – amministrativa. fa comunque davvero piacere vedere che i nuovi (e/o futuri) cittadini sono impegnati (spesso anche più dei “vecchi”)nel fare proprie le spinte che modernizzano il paese e lo rendono meno anormale.

  • ionescu |

    ma questa posta certificata a cosa serve? secondo me è solo una trovata mediatica di brunetta&co. finché non ci vai di persona e affronti la burocrazia non ti fila nessuno.

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