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Karima Moual

Zmagria di Karima Moual

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27 gennaio 2012 - 19:58

Il nodo cittadinanza? la politica ha paura di nuovi elettori. Ma non riconoscendo i nuovi italiani si investe nella dis-integrazione

Ritorna il dibattito sulla questione cittadinanza. Pare sia più facile legiferare per far tornare i soldi di evasori poco raccomandabili che per riconoscere il diritto civile di chi nasce e cresce in Italia ad essere riconosciuto come cittadino italiano. Dunque torna il tormentone: è giusto dare la cittadinanza ai nati in Italia superando lo ius sanguinis su cui si regge l'attuale legge sulla cittadinanza? Si, no, ni, e intanto passano gli anni e continuiamo a investire con la nostra incoscienza in una generazione di frustrati e dis-integrati. Giovani sfiduciati proprio perché nonostante gridano a voce alta di sentirsi e voler essere riconosciuti italiani, noi gli diciamo no. Se questa non è dis-integrazione! Se questo non è investire in una bomba sociale che cosa è allora?

C'è chi si spinge in argomentazioni populiste, dichiarando che la questione cittadinanza non sia prioritaria nell'agenda italiana e confermando così una miopia politica che non ha una reale visione sul futuro dell'Italia.  Quando poi il futuro dell'Italia lo si vede semplicemente girando nelle nostre città e vedendo i volti che incontriamo al supermercato, nelle scuole, nei ristoranti e nelle università. Volti di un’Italia multietnica. Non più di migranti che arrancano nel parlare italiano, ma dei loro figli che parlano addirittura il dialetto siciliano o toscano. Giovani che se non fossero traditi dai loro lineamenti, non li distingueresti dai figli degli italiani. Non è giunto forse  il momento di prendere coraggio e voltare pagina? Di prendere coscienza e riconoscere con realismo questa Italia che cresce senza padri? Non è solo un segnale di civiltà, ma è un investimento sulla qualità della nostra società italiana del futuro. Meglio più coesa che frammentata. 

 

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Categorie: politica dell'immigrazione

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TAGS: cittadinanza, immigrazione; integrazione;

“L’individuo è unico, ma al tempo stesso somiglia a tutti gli altri individui. La nostra identità sta in questa diversità, in questa unicità.
Un’identità è qualcosa che dà e riceve.
L’identità è una casa aperta. ”
di Tahar Ben Jelloun

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14 dicembre 2011 - 13:04

UN ODIO CHE FA PROSELITI ATTRAVERSO IL WEB

Un uomo solo, pacato, e che - ci piaccia o no - aveva un suo bagaglio culturale: Gianluca Cassieri, il killer che a Firenze voleva fare strage di senegalesi. E' riuscito ad ucciderne a freddo due  e a ferire un terzo. Poi si è suicidato con le proprie mani. Senza lasciarci testimonianza, in prima persona, del suo delirio dopo la strage.

Ma di lui, così come di Anders Breivik, che terrorizzò la Norvegia l’estate scorsa, sono rimaste molte tracce in rete, a partire dai saggi esoterici e neopagani dove rivalutava i Protocolli dei Savi di Sion, il famigerato libello antisemita degli inizi del secolo, e favoleggiava sulle origini celtiche e precristiane della vecchia Europa. Un nostalgico dunque, che senz'altro ha trovato in questi ultimi anni linfa nella propaganda xenofoba che contagia partiti e movimenti estremisti in tutta Europa. Cassieri era iscritto alla sezione di Pistoia di CasaPound, associazione di estrema destra (che ieri ha preso le distanze). Era conosciuto nel web come scrittore e fondatore di una rivista oltranzista “La Soglia”. Gli argomenti: fantasy e ancora estrema destra. Dai suoi scritti emerge un cultore del neonazismo e del negazionismo, appassionato di miti celtici come di Tolkien.

E’ questo l’uomo che ha macchiato di sangue Firenze, rischiando di far esplodere un conflitto drammatico. La strage di Rosarno o quella dell’agro casertano, di qualche stagione fa, hanno poco a che fare. Ma la xenofobia è più che uno sfondo comune. Ed è questo che deve farci paura in questi episodi. Sono casi limite certo. Ma sono il segnale di un lavoro sul piano culturale che va ancora fatto. Di un clima pericoloso che si sta creando.

Cassieri è sicuramente più acculturato di Breivik. Un intellettuale ideologo della supremazia della razza, un conoscitore dei movimenti neofascisti che dedicava il suo tempo allo studio dei suoi miti fondativi. Ha anche scritto un libro, "La Chiave del Caos", un testo in cui si intrecciano negromanzia, magia, esoterismo.

Tutti fattori che ci dicono una cosa chiara: non si può più prendere sotto gamba l'avanzare, seppure minoritaria, di questa ideologia e cultura dell'odio. Proprio in un’epoca dove le ragioni della globalizzazione, ma anche del declino possibile dell’Europa, impongono mille ragioni a favore dell’integrazione. Saranno pure un po’ mattarelli, questi stragisti, ma sarebbe sbagliato liquidarli come schegge solitarie impazzite. Dietro Cassieri, come dietro a Breivik, c'è una rete, nel vero e proprio senso della parola, attiva, per quanto demenziale. Siti internet, forum e bloggers: un mondo dove avanza l'estremismo, dove commenti raccapriccianti trasudano di odio verso il diverso. E chi ha un blog o un sito sull'immigrazione lo percepisce bene, come un termometro, leggendo i commenti e le intimidazioni.

Il web - prendendo a prestito le parole di Antonio Roversi, nell”Odio in rete“ – “è popolato da individui e gruppi che, pur nella diversità di accenti e idiomi utilizzati, parlano  il linguaggio della violenza, della sopraffazione dell'annientamento nei confronti di altri esseri umani. Dietro quelle pagine web ci sono uomini e donne che nutrono un sentimento antico che si pensava prosciugato dal processo di civilizzazione o quantomeno relegato in qualche nicchia inoffensiva e nostalgica del nostro pianetà, ma che invece si è riaffacciato con un'intensità per certi versi sorprendete...”

E infatti c'è chi già elogia il gesto. Come sul sito internet Storm Front, che inneggia alla supremazia della razza bianca, si leggono commenti di solidarietà: «È uno dei nostri».

 

 

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Categorie: immigrazione in Europa, politica dell'immigrazione

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TAGS: breivik, gianluca cassieri, immigrazione, integrazione, razzismo, strage senegalesi a firenze, xenofobia

22 novembre 2011 - 17:20

Napolitano parla dei nostri IT/ALIENI

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, rilancia per la seconda volta in una settimana, il cambio di stagione sulle politiche d'immigrazione e a partire dalla legge sulla cittadinanza.
Sdoganando finalmente la parola “ follia”. Non si può che prenderne atto sulle politiche d'immigrazione. E tanto per iniziare, è davvero una follia non dare la cittadinanza ai bambini nati in Italia.
Vi riproponiamo, la serie che da noi sul Sole e su questo Blog, abbiamo lanciato sul tema: IT/ALIENI
E il titolo la dice lunga sullo sentimento di questi ragazzi ...
 

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Categorie: IT/ALIENI, Zmagria/VideoBlog

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TAGS: diritto alla cittadinanza; seconde generazioni; Giorgio Napolitano; immigrazione; intgrazione; cittadinanza

28 ottobre 2011 - 14:57

Così in Occidente nasce il nuovo Islam politico

È la comunità islamica, spiega il rapporto Caritas, la più numerosa (dopo i cristiani) tra gli immigrati in Italia. Una comunità che partecipa spesso anche alla vita dei Paesi d'origine. E proprio il prevalere nella nostra penisola, nelle ultime elezioni tunisine, del partito islamico permette di evidenziare un fenomeno importante su questa comunità e non solo. Ci dice una cosa: che il vero islam politico prenderà forma e si rafforzerà dall'Occidente.
Le comunità tunisine all'estero hanno dato un sostegno importante al partito filo islamico Ennahda. Dalla Francia, innanzitutto, dove risiede la più grande comunità tunisina all'estero (500mila persone secondo le stime): qui gli islamisti sono stati di gran lunga il primo partito aggiudicandosi 4 seggi su 10. Ma anche l'Italia non è stata da meno con 2 seggi.
Ciò la dice lunga sulla comunità islamica in Occidente e non meno su come sono andate le politiche d'integrazione verso questa comunità religiosa. La riscoperta delle origini – come insegna soprattutto l'esperienza francese – è un fenomeno complesso che ha avuto modo di elaborarsi scontrandosi con la società occidentale ospitante da almeno due decenni. Tuttavia una più forte tendenza in questo senso, evidenziata anche dall'affermarsi di un'attivismo associativo che è in qualche l'inizio di un cammino politico, ha una data ben precisa: l'11 settembre.
Da quel momento la comunità islamica in Occidente ha vissuto lo shock di essere identificata come il nemico in casa, con la conseguente rottura e disintegrazione del contesto sociale in cui viveva. Dallo shock si è poi passati per reazione e per difesa alla ricerca e all'approfondimento di quello che è l'Islam: una sorta di conforto identitario. La terza e ultima fase è stata quella dell'autorganizzazione politica. Che poi si è manifestata con chiarezza in queste elezioni tunisine.
Ma è proprio nella seconda fase, la più cruciale, che s'infiltra e trova linfa un l'Islam politico nuovo. Un Islam contemporaneo e cosmopolita che ha come modello la Turchia di Erdogan, passata dal vecchio e detestato impero ottomano al laicismo di Ataturk, per approdare a un Islam politico moderno, capace di dialogare e competere con l'Occidente. Tuttavia anche se il modello è un Islam "moderato", si nutre, dall'esterno, di ideologie tradizionaliste se non fondamentaliste (ex Fratelli musulmani, salafismo) e solo in una seconda fase viene rivisitato in una chiave più soft. Per cui non stupisce che attragga anche i più giovani. Non stupisce che questa religione non abbia subito il declino di relegarsi ai soli "vecchi".
Prendendo come spunto l'ultima ricerca sulle seconde generazioni di musulmani in Italia – realizzata dalla Makno di Mario Abis e dall'associazione Genemaghrebina – c'è un ulteriore conferma: si rileva quanto questi giovani siano lontani dalla politica italiana ma vicini all'associazionismo islamico. Osama el Seghir, eletto in Tunisia dall'Italia in quota Ennahda, era il presidente dell'Associazione Giovani Musulmani in Italia.

Il voto islamico dall'estero, dunque, non è altro che una piccola istantanea di quello che è diventato la comunità musulmana in Occidente: una comunità orgogliosa. Orgogliosa della sua cultura identitaria e soprattutto della sua islamicità. È un Islam nuovo, con cui dovremo confrontarci in Occidente e da Occidente verso i paesi arabi. È senz'altro un movimento di Destra demoislamica che avanza. Ha una coscienza islamica molto forte, ma anche un sentimento democratico che bisogna saper comprendere e magari aiutare a crescere. Il rischio, invece, sarebbe se nel caos si lasciasse spazio ai movimenti islamici più fondamentalisti.

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Categorie: Islam da Occidente

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TAGS: associazione giovani musulmani, elezioni, ennahda, genemaghrebina, islam, makno, mario abis, tunisia

24 ottobre 2011 - 18:01

I ribelli della nuova Libia

Sono stati in molti nel mondo arabo, e non solo, ad inorridirsi per le immagini macabre sulla presa di Gheddafi, e la brutalità della sua uccisione per mano dei cosiddetti “ribelli”, a suon di flash per i telespettatori. Una bestialità senza precedenti. Certo, la guerra non si fa con il fioretto, ma il ritratto dei ribelli che e' emerso in tutta evidenza in questa vicenda di certo non fa loro onore e la dice lunga sull'inaffidabilita' di questa armata brancaleone. Peraltro una morte da combattente come questa, con tanto di violenze gratuite, aiutera' non poco la costruzione di un mito da martire.
Ma a dare l'idea su chi sono i “ribelli” a cui si sta mettendo mano il futuro della Libia, ecco ancora l'ultima pillola: il presidente del Consiglio Nazionale di Transizione, Mustafa Abdel Jalil, ha promesso il rafforzamento della Legge Coranica che «sarà la base del nostro ordinamento». Ciò significa, ha spiegato, la modifica «della legge sul divorzio e sul matrimonio che non sono conformi alla Sharia»; e ancora: "apriremo banche islamiche che non potranno dare interessi, vieteranno l'usura".
Come se la poligamia sia una delle priorità della nuova Libia.
Ma siccome al peggio non c'è mai fine, a destare altre preoccupazioni è la lettura di questo studio del 2007 segnalato da Sherif el Sebaie. Evvai con la democrazia. Libia n.3.

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Categorie: Dar al Islam

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TAGS: CNT, gheddafi, islam, Libia, Mustafa Abdel Jalil

21 ottobre 2011 - 11:54

Libia/ 20 Ottobre fine di Gheddafi. Tunisia/ aspettando il 23 Ottobre, l'inizio

Domenica 23 ottobre, la Tunisia voterà. C'è eccitazione nel paese, perchè dopo la dittatura saranno loro, i tunisini, a disegnare il proprio futuro e potrebbero essere sempre loro l'esempio, nell'area, per una democrazia effettiva.
Si tratta delle prime elezioni della primavera araba: sara' nominata un'assemblea costituente che non deve solo scrivere la prima costituzione, ma effettivamente essere parlamento per un anno. E intanto si canta si festeggia, si va avanti...

http://www.youtube.com/watch?v=NlQWeym46H8&NR=1  

 

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Categorie: Dar al Islam

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13 ottobre 2011 - 12:56

IT/ALIENI Romana n. 3

It/alieni: sono italiani ma si sentono alieni. Sono i figli degli immigrati. Romana è il terzo ritratto di una generazione in crescita tra ansie e conflitti. La testimonianza di come la loro integrazione è allo stesso tempo la loro disintegrazione.

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Categorie: Islam made in Italy, IT/ALIENI, Zmagria/VideoBlog

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30 settembre 2011 - 13:48

I giovani musulmani in Italia e il 50/50: "Il bel paese è in declino, meglio tenersi al 50% l'identità dei genitori" 

"Il bel paese è in declino, meglio tenersi al 50% l'identità dei genitori": è uno dei dati che emerge dalla prima ricerca sull'integrazione delle seconde generazioni di musulmani in Italia, che evidenzia un radicale cambiamento nella percezione di questi giovani, rispetto ai propri genitori, non solo dell'Italia, ma anche della stessa parola "integrazione". Sbagliata secondo loro, meglio parlare di "reciprocità". Multicultiralismo britannico e assimilazionismo francese? No grazie, in Italia le seconde generazioni preferiscono una via nuova, quella dell'interculturalismo, un 50 e 50, dove possono sentirsi italiani ma senza rinnegare le loro origini.

 

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Categorie: Islam made in Italy

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13 settembre 2011 - 15:23

Quelle piazze arabe ostili ad Israele

«Riesplode il vecchio odio tenuto a bada da Mubarak. La primavera araba, porta a frutto una rinascita dell'odio verso Israele e la rabbia antisemita». Se volessimo fare una sintesi dei commenti all'assalto all'ambasciata isareliana al Cairo con tanto di fuga dell'ambasciatore, non ci potrebbe essere una migliore di questa per rendere l'opinione di chi ha già battezzato la primavera araba come l'inverno dell'Occidente.

Ma quell'odio è vecchio e si è accresciuto negli anni con l'odio verso i dittatori. L'avversione a Israele non monta dal nulla, e non riesplode da un giorno all'altro. Si cova nell'intimo, e lo sa bene solo chi vive e nasce da quelle parti. E chi segue i dibattiti in arabo di intellettuali opinionisti e politici che nei salotti di al-Jazeera vanno avanti e indietro.

La polvere sotto il tappeto è stata nascosta per molto tempo, così come l'odio per i dittatori al potere da decenni. Che hanno fatto finta di esser riusciti o di riuscire a sedare gli animi in cambio di niente. Sono le due facce della stessa medaglia. Lo sapeva bene Israele, che è stata attaccata ai dittatori e non alla piazza che chiedeva più democrazia fino all'ultimo. La democrazia condivisa può ridisegnare i giochi e ridimensionare interessi e questo fa paura. Altro che l'avanzata islamista.

Sia chiaro, la questione palestinese non è nell'agenda di chi vuole davvero ridisegnare l'Egitto dopo la tempesta che ha travolto Mubarak, ma la questione palestinese, si sa, è un nervo scoperto, è la questione irrisolta che viene meglio sbandierata da sempre per avere consensi nella piazza. Il divario tra la piazza e gli intellettuali arabi che cercano di analizzare questi eventi è infatti abissale. I manifestanti davanti alle telecamere di al-Arabiyya urlano contro l'arroganza israeliana che deve fare la fine dei dittatori, compreso l'accordo di Camp David. Mentre c'è chi come Tareq al hamid su asharq al awsat fa parlare da solo il titolo del suo editoriale: «Si prova a incendiare l'Egitto».

Il vicino Israele, per chi usa la testa e non i sentimenti, si prova a tenerlo lontano. La preoccupazione ora è la ricostruzione del Paese. Sono queste le analisi e le opinioni arabe "pensanti".

La percentuale però dei pensanti non è alta quanto quella dei sentimentali. Ma la malattia incontrollabile della violenza si cura solo con la giustizia e il realismo.

Si sa che purtroppo non sono parole che vanno di moda in questi tempi, ma non si può chiedere solo il sostegno dei pensatori arabi per calmare le acque. Lo hanno capito bene anche i molti intellettuali israeliani di fama internazionali che si sono mossi nella direzione del dialogo.

Uscite come quella di Zygmunt Bauman che ha destato non poche polemiche: «I politici israeliani sono terrorizzati dalla pace. Tremano, col terrore della possibilità d'una pace. Perché senza guerra e senza una mobilitazione generale, non sanno come vivere. Israele non vede come un male i missili che cadono sulle cittadine lungo i confini. Al contrario: i politici sarebbero preoccupati, perfino allarmati, se non piovesse questo fuoco».

La piazza che sbaglia si alimenta anche di quella che chiamano «l'arroganza israeliana», che sbaglia ma non paga mai. I sei egiziani uccisi alla frontiera per sbaglio o gli attivisti turchi della Flottilla non sono più errori da fare, ma vite umane che vanno onorate. Questo ha voluto dire la Turchia. Iniziare dalle vite a ristabilire chi siamo.

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Categorie: Dar al Islam

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TAGS: al arabiyya, al jazeera, camp david, israele, mubarak, primavera araba, tareq al hamid, zygmunt bauman

8 settembre 2011 - 12:34

Ci risiamo, l'Europa bacchetta l'Italia sulla gestione dell'immigrazione: preoccupante xenofobia

Non è la prima volta. Strasburgo ribacchetta l'Italia in tema di immigrazione. E questa volta ci pensa il Commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa, Thomas Hammarberg, che mette nero su bianco un rapporto sull'Italia in seguito alla sua visita del 26 e 27 maggio....

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Categorie: immigrazione in Europa

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TAGS: consiglio d'europa thomas hammarberg, immigrazione, rom, sinti

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